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sabato, 19 dicembre 2009

PROUST E THOMAS HARDY

Dante Gabriele Rossetti

Dante Gabriel Rossetti
1828-1882
Aurea Catena (Portrait Of Mrs. Morris)

Parlando del romanzo L'Amata di Thomas Hardy ho detto nel mio post che questo libro di per sé non mi ha entusiasmata e che ad esso continuo a preferire decisamente altre opere di Hardy.

Chiudevo però dicendo anche che la lettura è stata comunque per me estremamente interessante, e per un particolarissimo motivo al quale voglio oggi accennare.

Una delle motivazioni che mi ha spinto a leggere L'Amata (oltre il mio generale grande interesse per Hardy) era costituita dal fatto che volevo capire qualcosa di più sul perchè Marcel Proust, grande ammiratore degli scrittori vittoriani, nutrisse un interesse particolare proprio nei confronti di Hardy e proprio per quest'opera in genere considerata minore e sicuramente non tra quelle più famose.

Accenni a L'amata si trovano in una lettera di Proust a Léon Hennique del 1919 in cui scrive:
"[...] la Bien -Aimée di Hardy mi ha tenuto spesso fruttuosa compagnia, nella mia esistenza di sofferenze fisiche e mentali.
Spesso mi sembra di essere col pensiero nell'isola che risuona del rumore delle cave"
Al suo grande amico Robert de Billy scrisse, sempre a proposito de L'Amata che
"rassomiglia [va] pochino pochino, mille volte in meglio, a quello che sto scrivendo"
Il romanzo viene poi citato espressamente in una pagina de La Prigioniera.

Si tratta di quel brano in cui il Narratore, parlando ad Albertine delle ricorrenze nella musica di Vinteuil paragonandole alle ricorrenze che si trovano nelle opere dei grandi scrittori sottolinea la "geometria dei tagliatori di pietre nei romanzi di Thomas Hardy".
" j'expliquais à Albertine que les grands littérateurs n'ont jamais fait qu'une seule oeuvre, ou plutôt n'ont jamais que réfracté à travers des milieux divers une même beauté qu'ils apportent au monde. « S'il n'était pas si tard, ma petite, lui disais-je, je vous montrerais cela chez tous les écrivains que vous lisez pendant que je dors, je vous montrerais la même identité que chez Vinteuil. Ces phrases-types, que vous commencez à reconnaître comme moi, ma petite Albertine, les mêmes dans la sonate, dans le septuor, dans les autres oeuvres, ce serait, par exemple, [...] Ce sont encore des phrases types de Vinteuil que cette géométrie du tailleur de pierre dans les romans de Thomas Hardy."

"Le spiegavo che i grandi scrittori non hanno mai composto che un'opera sola; o piuttosto non hanno mai fatto che rifrangere attraverso mezzi diversi la stessa bellezza da loro arrecata al mondo.
--- Se non fosse già tardi, piccina mia, -- le dicevo, -- vi mostrerei nelle opere di tutti gli scrittori che leggete mentre io dormo la stessa identità che in quelle di Vinteuil. Quelle frasi tipiche, che voi, mia piccola Albertine, cominciate a riconoscere come me, sempre le stesse, nella Sonata, nel Settimino, nelle altre opere, sono, per per esempio [...] Similmente, nei romanzi di Thomas Hardy, alle frasi tipiche di Vinteuil corrisponde la geometria dello scalpellino"


[...]

John Singer Sargent "je revins à Thomas Hardy. « Rappelez-vous les tailleurs de pierre dans Jude l'obscur, dans la Bien-Aimée, les blocs de pierres que le père extrait de l'île venant par bateaux s'entasser dans l'atelier du fils où elles deviennent statues ; dans les Yeux bleus, le parallélisme des tombes, et aussi la ligne parallèle du bateau, et les wagons contigus où sont les deux amoureux, et la morte ; le parallélisme entre la Bien-Aimée où l'homme aime trois femmes et les Yeux bleus où la femme aime trois hommes, etc. "

"tornai a Thomas Hardy.

-- Voi vi ricordate abbastanza che in Giuda l'oscuro e avete visto in La ben amata i blocchi di pietra che il padre estrae dall'isola e che, trasportati per via di mare, si accumulano nello studio del figlio, dove diventano statue; in Due occhi azzurri, il parallelismo delle tombe, ed anche la linea parallela del battello, e i vagoni contigui dove stanno i due innamorati, e la morta; il parallelismo tra La ben amata, dove l'uomo ama tre donne, e Due occhi azzurri, dove la donna ama tre uomini, eccetera;"


Marcel Proust, A la recherche du Temps perdu, La Prisonnière
La traduzione italiana è di Paolo Serini.
Proust è anche particolarmente attratto, a proposito del parallelismo geometrico e dell'ossessione per la pietra scolpita o no come "una tomba, una chiesa, una cripta"...

Geometria, simmetria, ripetizione, dunque.

Sono questi gli elementi di cui Proust si serve per sostenere la tesi del Narratore secondo cui "les grands littérateurs n'ont jamais fait qu'une seule oeuvre, ou plutôt n'ont jamais que réfracté à travers des milieux divers une même beauté qu'ils apportent au monde."


Ma oltre ciò di cui parla esplicitamente Proust, c'è ben altro, in questo romanzo del vittoriano Hardy, che lo rende singolarmente vicino allo scrittore francese.

Victorian Lady L'amata di Thomas Hardy racconta la storia di uno scultore che crede di riconoscere l'incarnazione del suo Ideale in una quantità di donne che si succedono l'una all'altra; ma ad una fase di entusiasmo succede una fase di rapida de-cristallizzazione.

Sarà dunque un'affascinante mescolanza di incostanza e di fissità che avrà caratterizzato questo viaggio sentimentale e chimerico legato a quello che il Jocelyn Preston di Hardy chiama "le migrazioni dell'amata":
"Era stato sempre fedele alla sua amata, ma ella aveva avuto numerose incarnazioni".
Come più tardi nella visione proustiana dell'amore, la metafora del ruolo tenuto da attrici differenti è insistente.

Ma l'aspetto più singolare del racconto di Hardy è che a venti e a quarant'anni di distanza, Jocelyn Preston si innamora delle "tre Avice": la nonna, la madre e la figlia; alla ragazza alla quale chiede di sposarlo -- domanda che verrà respinta --- egli finisce per confessare che egli, prima di lei, ha amato sua madre e sua nonna; un po' sorpresa ma ormai disposta/rassegnata ad accettare tutto, la ragazza gli domanda se lui ha amato anche la sua bisnonna; lo scultore può dire, a questo proposito che, no, la bisnonna no...

Al termine del romanzo, tutte le amate di Jocelyn sono invecchiate o sono morte e Jocelyn Preston si sente, più dolorosamente che euforicamente... "ricacciato fuori dal tempo".

In un certo modo, qualcosa del genere ritroviamo in Proust ne Le Temps retrouvé, ultimo volume de A la Recherche du temps perdu.

Giovanni BoldiniLa situazione che Proust ci presenta ha un aspetto ancora più incongruo e scabroso: nel corso dell'ultima matinée Guermantes infatti la nonna, la madre e la figlia (Odette, Gilberte e Mlle de Saint-Loup) si ritrovano tutte e tre riunite in presenza del Narratore, del quale si può dire che ha "amato" sia Madame Swann che Gilberte nella prima parte di Du côté de chez Swann.

Adesso il Narratore, dopo aver confuso fisicamente le due donne ("Vous me prenez pour ma mère', m'avait dit Gilberte. C'était vrai" ---- "Voi mi confondete con mia madre", mi aveva detto Gilberte. Era vero" ) sospetta che Gilberte abbia ereditato da sua madre dei costumi dubbi e pensa che essa sia ---- come lo sarebbe stata una entremetteuse (mezzana) --- sin troppo disposta, a presentargli sua figlia.

Certo, il Narratore de la RTP si stupisce e diffida molto più di quanto faccia l'eroe del romanzo di Thomas Hardy per la stranezza di questo eterno ritorno (che comunque non lo spinge mai, come succede al protagonista de L'Amata ad una formale richiesta di matrimonio).

Proust inoltre, ricordiamolo, non smette mai, durante tutto il corso della RTP, di esplorare i sistemi genealogici e i meccanismi della trasmissione ereditaria.

Ma soprattutto non rinuncia mai a quel grande principo della Recherche secondo il quale il desiderio amoroso, estetico o mondano (e cioè la legge suprema del suo romanzo, quali che possano essere le incongruità dei comportamenti che possano produrre) si prende gioco delle persone e non tiene conto che delle "qualità", sempre più o meno arbitrariamente incarnate, e sempre a titolo provvisorio.

Certo, non dimentico che --- nel Le Temps retrouvé --- tutti ridono credendo che il Narratore scherzi quando chiede a Gilberte se ella non tema di compromettersi accettando l'invito a cena di un giovanotto (lui, che giovanotto non è più).

Ma l'apparizione di Mlle de Saint-Loup all'ultima matinée Guermantes fornisce l'occasione per una serie di variazioni didattico-poetiche destinate a razionalizzare e a legittimare le incongruità apparenti di un desiderio che, per restare fedele a se stesso, dovrà necessariamente e naturalmente passare da una generazione ad un'altra.

Ciò che viene splendidamente detto alla fine di Albertine disparue:
"C'était elle qui était maintenant ce qu'Albertine avait été autrefois : mon amour pour Albertine n'avait été qu'une forme passagère de dévotion à la jeunesse. Nous croyons aimer une jeune fille et nous n'aimons hélas ! en elle que cette aurore dont son visage reflète momentanément la rougeur "

"Era lei adesso quella che un tempo era stata Albertine: il mio amore per Albertine non era stata che una forma passeggera di devozione alla giovinezza. Noi crediamo d'amare una fanciulla e non amiamo, ahimé! in lei che quest'aurora il cui viso riflette momentaneamente il rossore"
Chiudo con un passaggio dal Contre Sainte-Beuve che riflette la profonda ambivalenza di Proust rispetto agli scrittori ed agli artisti in genere da lui amati e considerati Maestri:
"Les écrivains que nous admirons ne peuvent pas nous servir de guides, puisque nous possédons en nous, comme l'aiguille aimantée ou le pigeon voyageur, le sens de notre orientation. Mais tandis que guidés par cet instinct intérieur nous volons de l'avant et suivons notre voie, par moments, quand nous jetons les yeux de droite et de gauche sur l'oeuvre nouvelle de Francis Jammes ou de Maeterlinck, sur une page que nous ne connaissions pas de Joubert ou d'Emerson, les réminiscences anticipées que nous y trouvons de la même idée, de la même sensation, du même effort d'art que nous exprimons en ce moment, nous font plaisir comme d'aimables poteaux indicateurs qui nous montrent que nous ne nous sommes pas trompés, ou, tandis que nous reposons un instant dans un bois, nous nous sentons confirmés dans notre route par le passage auprès de nous à tire-d'aile de ramiers fraternels qui ne nous ont pas vus"

"Gli scrittori che noi ammiriamo non ci possono servire da guide, perchè abbiamo già in noi, --- come l'ago calamitato o il piccione viaggiatore, --- il senso del nostro orientamento. Ma, mentre guidati da questo [istinto] interiore noi procediamo innanzi, seguendo la nostra via, ogni tanto, quando gettiamo un'occhiata a destra o a manca sull'ultima opera di Francis Jammes o di Maeterlinck, o su una pagina ancora noi sconosciuta di Joubert o di Emerson, le reminiscenze anticipate che vi scorgiamo della stessa idea, della stessa sensazione, dello stesso sforzo d'arte che noi esprimiamo in quello stesso momento ci fanno piacere, come amabili cartelli indicatori che ci confermano che non abbiamo sbagliato strada o ci informano del passaggio vicino a noi, a volo spiegato, d'uno stermo di palombi fraterni, che non ci hanno visto"

Marcel Proust, Contre Sainte-Beuve, Note sulla letteratura e la critica. Traduz. ital. di Paolo Serini e Mariolina Bongiovanni Bertini
Sono rimasta parecchio stupita nel vedere quanti altri particolari della storia narrata da Hardy oltre al tema della costante e sempre inappagata ricerca di un ideale di bellezza femminile che si concretizzi in una donna in carne ed ossa, di un' "Amata" inafferrata e inafferrabile siano in sintonia con alcuni dei più importanti leit motiv proustiani.

Le assonanze --- ma forse sarebbe più corretto chiamarle coincidenze? --- sono talmente numerose che meriterebbero davvero uno studio approfondito.

Magari qualcuno l'ha già fatto, io non lo so: la bibliografia proustiana è ormai talmente sterminata che è quasi impossibile, per una lettrice comune quale sono io, starle dietro...

Accenno solo, brevissimamente ed alla rinfusa, a qualche elemento che mi ha particolarmente suggestionata:

  • L'illusione (frustrata) di Jocelyn nei confronti di Avice (la seconda) di "sorvegliarla, di plasmare la sua mente, e educarla; e avrebbe potuto allontanarla da qualche vicino pericolo" è la stessa che il Narratore nutre nei confronti di Albertine.

    La fantasia --- sempre inappagata --- di possesso totale che egli nutre verso Albertine trova momentaneo sollievo soltanto nei momenti in cui il Narratore contempla il sonno di Albertine: Albertine che dorme non può pensare, è priva di coscienza e di volontà, è come un vegetale e dunque, finalmente, non può sfuggirgli...

  • l'Amata è inafferrabile come inafferrabili sono le quattro donne in cui sembra incarnarsi agli occhi di Jocelyn.

    Albertine viene definita dal Narratore un "être de fuite", e cioé una persona la  cui vita   rimane in gran parte opaca e che resta misteriosa.

    Da ciò la necessità, per il Narratore, di andare a caccia della verità per sapere realmente chi essa sia.

    Ma non riuscirà a conoscerla, malgrado tutti i suoi tentativi, se non in modo frammentario.

    Nel romanzo di Hardy, più volte Jocelyn si lamenta del fatto di non riuscire  a capire che cosa pensino davvero le tre Avice, e tutti i suoi tentativi di comprendere i veri sentimenti che le donne nutrono verso di lui rimangono vani...Anche l'Amata di Hardy è un "être de fuite".

  • Toulouse Lautrec Lavandaia
  • Non poteva non colpirmi il fatto che la prima e la seconda Avice facciano le lavandaie: chi conosce la RTP sa bene quanto sia pullulante di anonime, deliziose, inafferrabili e sfuggenti lavandaie (e lattaie e giovani pescatrici, sia detto per inciso) di cui il Narratore si invaghisce in continuazione e che stimolano in lui fantasie erotiche...

  • Mi fermo qua ma, ripeto, il tema meriterebbe un approfondimento.

    Per tornare sullo specifico del romanzo di Hardy, posso ben dire che, per quanto mi riguarda, L'Amata mi è servito --- per quanto la cosa possa apparire bizzarra --- non tanto a capir meglio Hardy quanto a far più luce su alcune idee e temi ricorrenti della RTP...

  • Il mio post su L'Amata di Thomas Hardy >>

  • Le immagini: John Singer Sargent, Carrara: In a Quarry , 1911, Museum of Fine Arts, Boston, Sir Edward Coley Burne-Jones, (1833-1898) Portrait of a Girl in a green dress, 1890 ca., Giovanni Boldini, Ritratto di giovane donna, Henri de Toulouse Lautrec, La blanchisseuse (La lavandaia),1884-86, olio su tela, Collezione privata
  • postato da: gabrilu alle ore 20:00 | link | commenti (5)
    categorie: libri, marcel proust
    lunedì, 19 ottobre 2009

    FANCIULLE IN FIORE

    Jean Beraud Bd St Denis

    Jean Béraud
    Parigi, il Boulevard St. Denis

    Ne L'assommoir di Émile Zola pubblicato nel 1877 compare quella che sarà poi la protagonista di uno degli altri capolavori del ciclo dei Rougon - Macquart: Nana, figlia di Gervaise Macquart ed Henri Coupeau.

    C'è un brano, nel cap. XI de L'Assommoir, in cui Zola descrive Nana ancora quindicenne che, con alcune sue coetanee tra cui l'amica Pauline forma una vera e propria "banda" di fanciulle che va a scorazzare nei boulevard parigini.

    Parecchi anni dopo Marcel Proust, ne Alla ricerca del tempo perduto e precisamente in All'ombra delle fanciulle in fiore pubblicato nel 1919, descrive la prima volta in cui il Narratore vede il gruppo di ragazzine tra le quali ci sono Albertine e la sua amica Andrée che, come una piccola "banda", si diverte a passeggiare e correre lungo la diga di Balbec.

    Sono rimasta colpita da alcune analogie (ma anche significative differenze) presenti nei due brani. Analogie e differenze tanto più interessanti in quanto si trovano in libri di due grandissimi scrittori che sulla natura e la funzione della scrittura e dell'arte avevano idee diametralmente opposte...
    postato da: gabrilu alle ore 10:03 | link | commenti (6)
    categorie: citazioni, libri, francia, marcel proust
    venerdì, 02 ottobre 2009

    PROUST OU LES INTERMITTENCES DU COEUR - ROLAND PETIT

    Roland Petit Proust DVD
    Roland Petit, Proust (ou Les intermittences du coeur), Balletto in due Atti e tredici Quadri.
    Principali interpreti Manuel Legris; Eleonora Abbagnato; Hervé Moreau; Mathieu Ganio; coreografia Roland Petit; Orchestra Opéra National; The Paris Opera Ballet, 102 min., Anno 2007, Ducale Music, 2008


    Trasporre in immagini À la recherche du temps perdu di Marcel Proust è sempre stato il sogno di illustri registi.

    Qualcuno ci ha provato, qualcun altro ha lavorato anni per farlo ma poi non l'ha fatto.

    Grandi sceneggiatori si sono messi all'opera, grandi costumisti si sono dati da fare. Tutti sono sempre stati concordi nel ritenere ardua l'impresa e comunque, sempre gli spettatori sono rimasti in qualche modo delusi.

    Però quello che (ancora?) non è riuscito a fare un grande regista, a mio parere è riuscito a farlo un grande coreografo.

    Il coreografo si chiama Roland Petit, che nel 2007 realizzò per l'Opéra national de Paris un balletto in due Atti e tredici Quadri intitolato Proust ou les intermittences du coeur .
    postato da: gabrilu alle ore 18:49 | link | commenti (4)
    categorie: musica, francia, marcel proust, arte e spettacolo
    lunedì, 24 agosto 2009

    UN VECCHIO VIDEO SU MARCEL PROUST



    Marcel Proust in un prezioso vecchio video della RAI che ho scovato ieri.

    La voce narrante fuori campo sono quasi certa essere quella del mai troppo rimpianto grande attore Romolo Valli (e se non si tratta di lui, gli assomiglia molto), le musiche di sottofondo sono di Franck e di Fauré (due dei musicisti cui Proust si ispirò per il personaggio di Vinteuil ed il suo Settimino).

    Il tono generale è, a dire il vero, per i miei gusti un po' troppo melenso e sdolcinato ma a questo sono purtroppo rassegnata ormai da tempo: quando si parla di Proust lo si fa , ahimè, in genere in questo modo. Pazienza.

    Il video mi sembra comunque ben fatto e interessante.

    Niente di nuovo per chi già conosca la vita e l'opera di Proust, ma è una sintesi che magari può invogliare gli altri a saperne di più e ad approfondire.

    Nel video c'è una buona iconografia e compaiono tre preziose testimonianze: Jean Cocteau, François Mauriac e Céleste Albaret.

    E poi, c'è (almeno ai miei occhi) il fascino di questi vecchi video in bianco e nero e la nostalgia del "... c'era una volta la RAI".



    Una testimonianza personale: è verissimo quello che dice la voce narrante circa la casa ed il giardino di Combray, allo stesso tempo "piccolo ma infinito".

    Sono stata ad Illiers-Combray nel 2007 e ricordo benissimo lo stupore che ho provato nel vedere che il famoso giardino della casa della zia Léonie, quel giardino che nel romanzo sembra immenso è in realtà minuscolo, tutto sommato un piccolo cortile con alcune aiuole e, girando per l'altrettanto minuscola casa, entrando nella sala da pranzo, ho fatto fatica a pensare che lì dentro si svolgevano i sontuosi pranzi cucinati da Françoise.

    Illiers Combray

    Ma proprio constatando l'abissale differenza tra la realtà materiale e la sua rappresentazione letteraria che emerge dalle pagine della RTP mi sono resa conto, una volta di più, della straordinaria potenza trasfigurativa che può operare il genio di un artista.

    N.B La foto della camera da pranzo è mia. Cliccare per ingrandire.
    postato da: gabrilu alle ore 10:38 | link | commenti (10)
    categorie: libri, francia, marcel proust, presi dalla rete
    mercoledì, 22 aprile 2009

    BECKETT e PROUST

    Alessandro Piperno ha scritto un articolo pubblicato sul Corriere della Sera su Proust visto da Beckett di cui voglio riportare uno stralcio.

    Mi ha particolarmente interessata perchè riguarda un aspetto (secondo me fondamentale) dell'opera di Proust che troppi proustomani tendono a non vedere, a rimuovere, ad esorcizzare...

    Proust e Beckett"Beckett vede in Proust un uomo che non crede nella comunicazione tra gli esseri. Che si sente immerso in un irredimibile mare di egoismo. E che vive i rapporti umani come uno sconfortante nonché beffardo succedersi di fraintendimenti. «L'amicizia, secondo Proust, è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano» scrive Beckett, e subito rincara la dose: «L'amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni delle immondizie». Come si evince dal tono della scrittura, nessuno meglio di Beckett può capire il cinismo proustiano, e il suo disincanto estremista. «Noi siamo soli. Non possiamo conoscere e non possiamo essere conosciuti», scrive Beckett interpretando la famosa asserzione di Proust secondo cui: «l'uomo è l'essere vivente che non può uscire fuori da sé, che conosce gli altri solo in se stesso». Beckett tiene a spiegarci come queste parole -- come ogni discorso pronunciato da Proust -- non esprimano alcun punto di vista morale. Anzi, come esse siano fuori da ogni struttura etica. Beckett sa che l'eroe tragico è oltre la moralità borghese: «Il personaggio tragico rappresenta l'espiazione del peccato originale, dell'originale ed eterno peccato di lui, e di tutti i suoi socii malorum: il peccato di essere nato». Insomma, è leggendo e interpretando Proust, che Beckett impara a essere Beckett. Che Beckett incontra se stesso. E, nel farlo, quasi per caso, ci mostra la vera faccia della Recherche: un'opera dantesca nella sua ambizione di distribuire orribili castighi ai personaggi, ma anche shakespeariana nella capacità di mettere in scena tragedie che dicono tutto ma non insegnano nulla"

    Il testo integrale dell'articolo di Alessandro Piperno si può leggere   >>> qui
    postato da: gabrilu alle ore 15:34 | link | commenti (4)
    categorie: citazioni, libri, marcel proust, presi dalla rete
    giovedì, 05 marzo 2009

    LE MUSÉE IMAGINAIRE DE MARCEL PROUST - ERIC KARPELES

    Musée imaginaire de M. Proust
    Eric KARPELES, Le musée imaginaire de Marcel Proust. Tous les tableaux de À la recherche du temps perdu (tit. orig. Paintings of Proust: A Visual Companion to In Search of Lost Time), traduz. dall'inglese al francese di Pierre Saint-Jean, p. 352, 206 illustrazioni di cui 196 a colori, Thames & Hudson, ISBN 2878113268

    E' con vero entusiasmo che oggi voglio parlare di questo splendido ed utilissimo libro, irrinunciabile per tutti coloro che amano À la recherche du temps perdu, l'immensa opera di Marcel Proust.

    Ecco finalmente realizzato qualcosa che tutti i proustiani hanno da sempre desiderato: un'opera che elencasse e riproducesse le opere d'arte figurative che Proust cita o di cui parla nella RTP.

    Ecco un'opera la cui realizzazione ho sempre sognato, sin dagli ormai lontanissimi tempi in cui, a diciotto anni, lessi per la prima volta Alla ricerca del tempo perduto... 
    postato da: gabrilu alle ore 11:59 | link | commenti (23)
    categorie: libri, francia, marcel proust, arte e spettacolo
    domenica, 01 febbraio 2009

    INTORNO A MARCEL PROUST

    Intorno Marcel Proust
    Intorno a Marcel Proust. Musica, pittura e letteratura, a cura di Giuliana Giulietti, p.136, ed. Debatte, ISBN: 9788886705660

    Questo bel volume è stato pensato e realizzato nel 2006 a Livorno in occasione del centenario della pubblicazione di Sur la lecture, (in italiano lo si può trovare con il titolo Del piacere di leggere) il saggio scritto da Marcel Proust come prefazione alla sua traduzione di Sesamo e i gigli di John Ruskin.

    Il volume, a cura di Giuliana Giulietti, stampato grazie al contributo della Cassa di Risparmio di Livorno è graficamente molto elegante, ricco di splendide illustrazioni che riproducono foto d'epoca ma soprattuto alcuni dei dipinti più amati da Proust o che troviamo nelle pagine di Alla ricerca del tempo perduto.

    I saggi (quattro) contenuti nel volume sono frutto della collaborazione e del contributo di Mariolina Bongiovanni Bertini che analizza a fondo il saggio di Proust Sulla lettura, Giuliana Giulietti che esplora il tema della colpa e della redenzione in Proust centrando l'attenzione in particolare su La prigioniera e Il Tempo ritrovato, lo storico dell'arte Vincenzo Farinella che scrive su Proust e il giapponismo (tanto presente nella RTP) e la musicologa Albarosa Lenzi Barontini che ci accompagna nell'universo musicale di Proust e della Recherche.

    Il tutto corredato da una accurata cronologia della vita e delle opere di Proust e da una ricca bibliografia.

    Nell'introduzione si legge che i saggi contenuti nel volume "hanno lo scopo di diffondere una conoscenza più vasta e precisa dell'opera di Marcel Proust, questo grandissimo scrittore che all'arte ha sacrificato la vita".

    Ed allora voglio anch'io, con questa segnalazione, dare il mio pur piccolissimo e modesto contributo.


    Claude Monet-La Japonaise
    Claude Monet
    La Japonaise (Madame Monet in costume giapponese), 1875-1876
    Boston, Museum of Fine Arts


  • Scheda del libro >>
  • Il saggio di Vincenzo Farinella Il Giapponismo in Europa all'alba del Novecento: un sondaggio proustiano >>
  • postato da: gabrilu alle ore 00:16 | link | commenti (2)
    categorie: libri, francia, marcel proust
    venerdì, 23 gennaio 2009

    AUSTERLITZ - W. G. SEBALD

    Sebald Austerlitz
    Winfried Georg SEBALD, Austerlitz (tit. orig. Austerlitz), traduz. Ada Vigliani, p. 315, Adelphi, ISBN 9788845920448

    Di Austerlitz, di Sebald e di Marcel Proust.

     E' di questo che vorrei parlare, oggi.

    Però prima  forse è meglio dire qualcosa su Sebald ed il suo romanzo Austerlitz, anche se ormai autore e romanzo sono entrambi talmente celebri che, almeno teoricamente, non dovrebbero aver bisogno di presentazioni.

    Austerlitz di W. G. Sebald è il quarto ed ultimo romanzo di un autore tedesco che, andato via dalla Germania di cui non sopportava --- così si dice, così ho letto --- il clima "asettico" del dopo guerra, nel 1970 si trasferì definitivamente in Inghilterra dove per molti anni insegnò letteratura tedesca all'universita. Sebald è morto nel dicembre del 2001 in un incidente stradale.

    La storia è narrata in prima persona da un uomo senza nome, che nella macchina narrativa ha la funzione dell' "io" narrante di primo livello --- quello strutturale, quello che dà "la forma" al romanzo.

    Questo Narratore incontra per caso il protagonista per la prima volta nel 1967 nella Sala dei Passi Perduti della stazione di Anversa.
    postato da: gabrilu alle ore 14:54 | link | commenti (5)
    categorie: libri, germania, marcel proust, identita, esilio, w g sebald
    venerdì, 15 agosto 2008

    DIECI ANNI

     Proust visto da Guidu Antonietti di Cinarca
    Marcel Proust visto da Guidu Antonietti di Cinarca

    Il 15 agosto del 1998 mettevo in rete le prime pagine del mio sito dedicato a Marcel Proust.

    Il "mio Proust"   oggi compie dunque dieci anni. 
    postato da: gabrilu alle ore 16:12 | link | commenti (24)
    categorie: libri, marcel proust, cose varie
    lunedì, 11 agosto 2008

    L'ORARIO DELLA VISITA

    Paul Morand (il diplomatico che fu anche amico di Marcel Proust) è uno scrittore che mi piace molto soprattutto per il suo stile nervoso, conciso, lapidario; capace di sintetizzare in pochissime righe un ritratto, un'atmosfera, un concetto. Diametralmente opposto a quello di Proust, insomma.

    Paul Morand
    Paul Morand alla macchina da scrivere nel 1931

    Leggendo il suo  Journal d'un attaché d'ambassade, il diario che Morand tenne durante la Grande Guerra dal 1916 al 1917 dopo essere stato trasferito dall'ambasciata francese di Londra all'aministrazione centrale a Parigi come addetto al Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri ad un certo punto mi sono imbattuta in questo passaggio:

    "La nuova legge Dalbiez sottopone a nuova visita medica tutti i soldati dei servizi ausiliari e riformati. Vengono convocati anche i ciechi. [...] Proust si aspetta di essere convocato; se è di giorno, cosa verosimile, egli non potrà recarsi alla visita, perchè dorme; teme dunque di venire considerato un disertore. Chiede a Lucien Daudet se suo fratello Léon potrebbe ottenere per lui, come favore speciale, una visita medica a mezzanotte".
    (Paul Morand,  Journal d'un attaché d'ambassade - 1916-1917, Gallimard , 1996, pag. 26. La traduz. dal francese è mia)


    Nel leggere queste righe ho riso di vero gusto: c'è tutto Proust, in questo aneddoto.
    postato da: gabrilu alle ore 12:38 | link | commenti (2)
    categorie: citazioni, libri, marcel proust, cose varie
    giovedì, 07 agosto 2008

    IL VERO VIAGGIO - MARCEL PROUST

    Monet Gare  Saint Lazare
    Edouard Monet
    La Gare Saint Lazare
    1877

    C'è una particolare frase di Marcel Proust contenuta ne À la recherche du temps perdu che sembra riscuotere un successo strepitoso e riguarda il viaggio.

    Una delle parole chiave che da anni (non scherzo!) trovo adoperata più spesso dai visitatori che arrivano sul mio sito di Proust con Google o nel motore di ricerca interno al sito riguarda infatti il viaggio e ricevo con incredibile frequenza e-mail con le quali mi viene chiesto di fornire la trascrizione esatta e indicazioni circa la collocazione precisa, nell'opera di Proust, di una particolare frase che riguarda il viaggio.
    Non può non sembrarmi bizzarro che delle tremila pagine della RTP una notevole percentuale delle richieste riguardi proprio questa frase.

    Insomma la richiesta è talmente frequente che a questo punto ho deciso di mettere qui la citazione ed i riferimenti esatti.
    Ho anche una motivazione utilitaristica per questo post. D'ora in poi infatti me la caverò rispondendo alle richieste inviando questo bel link e via (smile).

    Ordunque. Il brano in questione è il seguente:

    Le seul véritable voyage, le seul bain de Jouvence, ce ne serait pas d'aller vers de nouveaux paysages, mais d'avoir d'autres yeux, de voir l'univers avec les yeux d'un autre, de cent autres, de voir les cent univers que chacun d'eux voit, que chacun d'eux est."

    (La Prisonnière, Les Verdurin se brouillent avec M. de Charlus)

    "L'unico vero viaggio, l'unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è."

    (La Prigioniera, I Verdurin litigano con il signor di Charlus, trad. di Paolo Serini )

    E' importante la contestualizzazione: la frase è infatti contenuta nel  lungo capitolo in cui il Narratore si trova ad un ricevimento in casa dei Verdurin e mentre ascolta la Sonata e il Settimino di Vinteuil eseguiti da Morel ed altri musicisti si lascia andare a considerazioni sulla vita e sull'arte.

    A coloro che mi chiedono lumi sulla frase del viaggio però sembra nulla importi della contestualizzazione ed è un vero peccato, perchè poi il brano continua così:

    "et cela nous le pouvons avec un Elstir, avec un Vinteuil, avec leurs pareils, nous volons vraiment d'étoiles en étoiles."

    "Questo noi lo possiamo fare con un Elstir, con un Vinteuil: con i loro simili, noi voliamo veramente di astro in astro."

    Vinteuil (il musicista) ed Elstir (il pittore) sono, come i lettori della RTP sanno, tra i personaggi dell'opera di Proust che rappresentano l'arte.
    postato da: gabrilu alle ore 10:48 | link | commenti (10)
    categorie: citazioni, viaggi, marcel proust, cose varie
    martedì, 22 aprile 2008

    L'ETICA DELLA DIVULGAZIONE

    Palermo - Fontana dei giardini della Zisa
    Palermo, Fontana dei giardini della Zisa
    Foto gabrilu

    "Com'è facile disobbedire a un morto! Se a volte gli eredi seguono le sue volontà, non è per paura o per obbligo ma perché gli sono affezionati e si rifiutano di considerarlo morto."
    (Milan Kundera, I testamenti traditi)


    Il post di sabato nel quale riportavo un brano di Milan Kundera ha suscitato opinioni abbastanza divergenti. Non ho la pretesa di riuscire a rispondere.
    Vorrei però provare a dire anch'io la mia.

    Sono d'accordo con Kundera per vari motivi. Ne accenno solo due.
    postato da: gabrilu alle ore 19:20 | link | commenti (4)
    categorie: citazioni, libri, marcel proust, cose varie, leggere e scrivere
    martedì, 15 aprile 2008

    HEINRICH BÖLL E MARCEL PROUST

    Romy Schneider
    Leni Gruyten (Romy Schneider)
    nel film Gruppenbild mit Dame di Alexandar Petrovic del 1976

    "una mattina, nell'attraversare la strada mentre andava a comprarsi i panini, il suo piede destro ha riconosciuto sul lastrico un punto dissestato con cui aveva avuto l'ultimo contatto quarant'anni prima, quando Leni saltellava proprio lì con altre ragazze; si tratta di una minuscola crepa in una lastra di basalto che deve essere stata provocata dal lastricatore quando la strada fu fatta, e cioè intorno al 1894. Il piede di Leni trasmise subito la notizia alla sua corteccia cerebrale, la quale diffuse l'impressione a tutti gli organi e i centri sensitivi, e poichè Leni è una persona oltremodo sensuale, per cui tutto, ma proprio tutto si converte in erotismo, essa subì, travolta dall'estasi, dalla nostalgia, dalla memoria, da un'eccitazione totale, quello stato d'animo che nei dizionari teologici -- anche se in quella sede con altro significato -- si potrebbe definire "attuazione assoluta dell'essere"; e che, degradato in maniera imbarazzante da grossolani erotologi e da dogmatici della sessualteologia, vien definito orgasmo."
    (Heinrich Böll, Foto di gruppo con signora, traduz. Italo Alighiero Chiusano)


    Marcello Mazzarella
    Il Narratore (Marcello Mazzarella)
    nel film Il tempo ritrovato di Raoul Ruiz del 1999

    "... ero entrato nel cortile del palazzo Guermantes e, assorto com'ero [...], non m'ero accorto di un'automobile che stava avanzando; al grido dell'autista ebbi appena tempo di scansarmi bruscamente, e indietreggiai tanto da inciampare contro i ciotoli livellati dietro i quali si trovava una rimessa. Ora, nel momento in cui, per recuperare l'equilibrio, posai il piede su un ciottolo un po' meno rialzato del precedente, tutto il mio scoraggiamento svanì di fronte alla medesima felicità che, in momenti diversi dell mia vita, m'aveva procurata la veduta d'alberi che avevo creduta di riconoscere in una passeggiata in carrozza nei dintorni di Balbec, la vista dei campanili di Martinville, il sapore di ua maddalena inzuppata in un infuso, e tante altre sensazioni di cui ho parlato e che le ultime opere di Vinteuil m'eran parse sintetizzare."
    (Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Il Tempo ritrovato, Mattinata dai principi di Guermantes, traduz. di Giorgio Caproni)
    postato da: gabrilu alle ore 14:04 | link | commenti (15)
    categorie: citazioni, libri, marcel proust, leggere e scrivere
    lunedì, 01 ottobre 2007

    GNOOKS & GNOVIES

    Mappa di Proust
    Niente di più che un giochino, a mio parere, però divertente.
    Sul sito Gnooks è possibile, inserendo nel form di ricerca il nome di un autore, vedere altri autori considerati affini per stile o genere. Viene fuori una vera e propria costellazione letteraria. Più due autori sono vicini più è probabile -- dicono --  che piacciano entrambi.
    Io mi sono divertita innanzitutto a vedere cosa saltava fuori con Proust    e il risultato è stato questo

    Il giochino esiste anche per i film, eh. Si chiama Gnovies e ci si può divertire con le costellazioni cinematografiche
    postato da: gabrilu alle ore 09:21 | link | commenti (17)
    categorie: libri, marcel proust, arte e spettacolo, presi dalla rete
    mercoledì, 26 settembre 2007

    I CROISSANTS DI MADAME VERDURIN

    Nel 1927 veniva pubblicato, postumo, Il Tempo ritrovato di Marcel Proust.
    Nel 1960 veniva pubblicato invece, dopo decenni di gestazione, Massa e Potere di Elias Canetti.

    petit dejuner


    A Parigi, durante la guerra
    postato da: gabrilu alle ore 12:13 | link | commenti (7)
    categorie: citazioni, francia, marcel proust