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Il blog di Gabriella Alù
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Il template originale del blog l'ho modificato io, e da sola!
giovedì, 17 dicembre 2009

LO EXTRA-ORDINARIO BERNHARD

Thomas Bernhard
"La difficoltà non sta nell'avere una cosa nella testa, tutti nella testa hanno cose straordinarie, le hanno continuamente fino alla fine della loro vita, le cose più straordinarie, la difficoltà sta piuttosto nel far uscire queste cose straordinarie dalla testa e trasferirle sulla carta. Nella testa si può avere tutto ed effettivamente tutti hanno tutto nella testa ma sulla carta non c'è quasi nessuno che abbia qualcosa [...] Mentre nelle teste di tutte le persone ci sono le cose più straordinarie, sulle loro carte si trovano sempre le cose più banali assurde e pietose"


"Tutto è sopportabile, perchè è così comico. Non abbiamo altro al mondo che la commedia allo stato puro e qualunque cosa facciamo, non riusciremo mai a uscire dalla commedia [...] Ma per potere sopportare questa commedia, di tanto in tanto bisogna scaricare il cervello, liberarlo del suo contenuto come si fa con l'urina"

Thomas Bernhard, La Fornace 

post-itMio  primo approccio con quest'autore dal quale sono rimasta folgorata.

E' da tre giorni che mi chiedo "Ma come caspita e perdindirindina m'è potuto succedere che io non avevo ancora mai letto nulla di questo signore?!?!"

Ne riparlerò, di Bernhard.

Opperbacco, se ne riparlerò!!!!
postato da: gabrilu alle ore 14:47 | link | commenti (8)
categorie: citazioni, libri, mitteleuropa, leggere e scrivere
venerdì, 13 novembre 2009

E' SOLO UN ROMANZO!

Jane Austen

Jane Austen in un acquerello della sorella Cassandra (1804)

"... sembra sia universale desiderio denigrare la capacità e sottovalutare la fatica del romanziere disdegnando opere che si raccomandano solo per intelligenza, spirito, e buon gusto. "Non sono un lettore di romanzi...Raramente do un'occhiata a un romanzo...Non crediate che leggo spesso romanzi...Non male, per essere un romanzo". Questa è la solita solfa. "Cosa sta leggendo, signorina?" "Oh, è solo un romanzo!" risponde la giovane donna posando il libro con indifferenza affettata o addirittura con vergogna. "E' solo Cecilia, o Camilla, o Belinda" ovvero, in breve, sono solo opere in cui si dimostrano le più grandi capacità intellettuali, la più profonda conoscenza della natura umana nella più limpida descrizione della sua varietà, la più vivace effusione di spirito e di umorismo, il tutto in linguaggio scelto e garbato"

>>> Jane Austen, L'Abbazia di Northanger <<<


Jane Austen

Illustrazione di Charles E. Brock per Northanger Abbey
postato da: gabrilu alle ore 12:54 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
martedì, 03 novembre 2009

RACCONTARE STORIE

Van Gogh Il tessitore
Vincent van Gogh, Tessitore al telaio, 1884
Kröller-Müller Museum, Otterlo

"[...] la vera ragione per cui preferivo i greci a tutti gli altri popoli [...] era per il loro modo di narrare le storie in tutto simile a quello di mio nonno. Quando mio nonno raccontava una storia [...] non seguiva un andamento cronologico, sarebbe stato considerato troppo ovvio; al contrario, impiegava un andamento circolare, creando per ogni evento, ogni personaggio menzionato con la sua voce baritonale e cantilenante, una storia nella storia, un racconto all'interno del racconto, così che (come mi spiegò una volta) la vicenda principale non seguiva un filo conduttore, non era costruita un tassello dietro l'altro; piuttosto come una serie di scatole cinesi o di matrioske russe, ogni evento ne conteneva un altro, che a sua volta ne conteneva un altro ancora, e così via.
[...] Le scatole cinesi si aprivano una dopo l'altra ed io, seduto ai suoi piedi, ne contemplavo il contenuto ipnotizzato.
Guarda caso, era proprio questo il modo in cui i greci raccontavano le loro storie.
[...]
Ogni cultura, ogni autore ha un proprio modo di raccontare storie, ed ogni stile schiude ad altri narratori possibilità imprevedibili. Per esempio, da un certo romanziere francese si può apprendere come, in teoria, si possa consacrare la parte centrale di un voluminoso romanzo a una conversazione avvenuta durante un pranzo; da un romanziere americano (ma polacco di nascita) come il dialogo risulti curiosamente quanto pericolosamente indistinguibile dalla narrazione; leggendo un famoso scrittore tedesco si può invece constatare, non senza sorpresa, come in determinate circostanze illustrazioni e fotografie, elementi considerati inappropriati o inconciliabili con testi impegnativi, possano aggiungere spessore alle vicende descritte. E, naturalmente, l'opera di autori greci quali Omero ed Erodoto dimostra che il racconto di una storia non debba necessariamente snodarsi secondo un criterio strettamente cronologico, accadde questo e poi quest'altro"


Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi
postato da: gabrilu alle ore 10:07 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
lunedì, 28 settembre 2009

LA MIA ROTE FADEN

Hannover - Rote Faden
Hannover
La "Rote Faden" dipinta sui marciapiedi del centro.
Seguendola si viene condotti in un giro di circa quattro km.
che tocca tutti i punti di principale interesse

Un paio di mesi fa ho ricevuto un messaggio privato da parte di una occasionale frequentatrice di questo blog che, tra le altre cose, si chiedeva e mi chiedeva se anche io abitassi in Germania. Aveva notato una notevole presenza di post su letteratura tedesca, viaggi in Germania realizzati o desiderati. Lei è un'italiana che vive --- mi ha scritto --- in Germania. Le sarebbe piaciuto parlare dei tedeschi e della Germania tra noi italiane che vivono in Germania.

Le ho detto che sono italiana, che vivo a Palermo ma che questo non mi impedisce di interessarmi alla Germania e... da allora è sparita.

Qualche giorno fa invece, un'altra frequentatrice del blog, italiana che vive a Parigi e che conosce bene il mio amore per la Francia, Parigi, per la cultura ed in particolare la letteratura francese in una mail mi diceva, scherzando: "... ho notato dal tuo blog che negli ultimi tempi hai sviluppato un'insana passione per la Germania...".

L'aggettivo "insana" era scritto --- ovviamente e tengo a ripeterlo --- in modo scherzoso.

Però queste due mail molto diverse ma in qualche modo anche abbastanza simili mi hanno fatto un po' riflettere.
postato da: gabrilu alle ore 15:10 | link | commenti (21)
categorie: germania, cose varie, leggere e scrivere, attualita e storia
martedì, 07 luglio 2009

RISCHIO DI SOFFOCARE PER LA NAUSEA...

Sandor Marai

Sándor Márai

"Corposi cataloghi di case editrici, uno o due alla settimana. Libri a migliaia, a decine di migliaia, tutti pubblicati di recente, centinaia e centinaia per ogni genere. Rischio di soffocare per la nausea. Scrivere proposizioni semplici. Oppure soltanto parole. Leggere il dizionario. La letteratura è morta, viva il commercio librario" (27 gennaio 1984)


"Lo scrittore che al giorno d'oggi tenti di scrivere qualcosa di diverso da ciò che i grandi industriali della letteratura di consumo fanno ingurgitare al lettore somiglia a uno cui manchi una gamba, il quale con le sue protesi tenti di iscriversi come centometrista ad una corsa" (18 aprile 1984)

>>>  Sándor Márai, L'ultimo dono. Diari 1984-1989  <<<
postato da: gabrilu alle ore 13:34 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
domenica, 05 luglio 2009

IL RISOLINO SARDONICO DEL VECCHIO VLAD

Vladimir NabokovQuando si dice le coincidenze!
Proprio questa mattina, ho trovato sul Corriere della Sera on line un articolo di Alessandro Piperno intitolato Il risolino di Nabokov che umilia gli scrittori.

L'articolo mi ha divertita tanto  che  lo cito/segnalo qui, anche a costo di beccarmi l'accusa di essere monocorde e ripetitiva...

"Quando scrivi di Nabokov ti senti a disagio. Come il fan che molesta la popstar preferita per un autografo e viene da questi scacciato con malagrazia. «La cosa che più mi piace di me stesso è che non mi sono mai lasciato intimorire dalla scemenza e dalla virulenza di un critico» dice Nabokov con orgoglio, ignorando forse che se c'è un intimidatore, beh quello è lui! Non credo esista altro scrittore che eserciti sul lettore un così vivo spavento"


>>> Il testo integrale dell'articolo <<<
postato da: gabrilu alle ore 11:40 | link | commenti (9)
categorie: leggere e scrivere, vladimir nabokov
martedì, 30 giugno 2009

LA LETTERATURA AI TEMPI DEL COMMERCIO

George Gissing

George Gissing

Può il romanzo di un autore vittoriano, scritto in pieno '800, con una struttura molto "classica", rivelarsi straordinariamente moderno ed attuale nei suoi contenuti?

New Grub Street di George Gissing, che ho terminato di leggere giusto ieri, mostra che è possibile. 
postato da: gabrilu alle ore 13:24 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
lunedì, 15 giugno 2009

COSA MANGIANO GLI EROI LETTERARI?

Vladimir Nabokov Despair

"Non c'è scrittore che non nutra il sogno di trasformare chi legge in uno spettatore; c'è mai riuscito qualcuno? I pallidi organismi degli eroi letterari, alimentati sotto il vigile occhio dell'autore, crescono per gradi con la linfa vitale del lettore; perciò la genialità di uno scrittore consiste nel conferire loro la capacità di adattarsi a questo cibo -- non molto appetitoso -- e di crescere robusti grazie ad esso, talvolta per secoli"

Vladimir Nabokov, Disperazione


In alto, la copertina di una edizione inglese di Despair

P.S. Se qualcuno dei miei Happy Few avesse in questi ultimi mesi pensato che io con Nabokov ho smesso, o che di lui mi sono stufata, o che (c'è un sacco di gente che raggggiona così) "tanto ormai l'ho letto".... beh, se avesse pensato questo pensiero,  si affrettasse a toglierselo  presto dalla capa, 'sto pensiero.

Non abbandono mai gli autori che amo.
mercoledì, 22 aprile 2009

QUANTE LETTURE?

Leggere e scrivere
"La rilettura, operazione contraria alle abitudini commerciali e ideologiche della nostra società, che raccomanda di "buttar via" la storia una volta che è stata consumata ("divorata"), perchè si possa passare ad un'altra storia, comprare un altro libro, e che è tollerata solo in alcune categorie marginali (i bambini, i vecchi e i professori), è qui promossa in partenza, giacchè essa sola può salvare il testo dalla ripetizione (coloro che fanno a meno di rileggere si costringono a leggere dappertutto la stessa storia), lo moltiplica nella sua diversità e nella sua pluralità: lo tira fuori dalla cronologia interna ("questo succede prima o dopo quello" e ritrova un tempo mitico (senza prima né dopo); contesta la pretesa secondo cui la prima lettura è una lettura prima, schietta, fenomenica, che, successivamente, potremmo solo analizzare, intellettualizzare (come se vi fosse un cominciamento della lettura, come se tutto non fosse già letto: non c'è una prima lettura, anche se il testo si adopra a darcene l'illusione mediante qualche funzione di suspense, artifici spettacolari più che persuasivi); essa non è più consumo, ma gioco (quel gioco che è il ritorno del differente).
Se, quindi, voluta contraddizione in termini, rileggiamo immediatamente il testo, è per ottenere, come sotto l'effetto di una droga (quella del ricominciamento, della differenza), non il testo "vero" ma il testo plurale: uguale e nuovo".


Roland Barthes
S/Z. Una lettura di "Sarrasine" di Balzac.
postato da: gabrilu alle ore 13:03 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
giovedì, 16 aprile 2009

L'INESORABILE INDIFFERENZA DEL TEMPO

Edward Hopper
Edward Hopper
Stainway at 48 rue de Lille, Paris 1906
Whitney Museum of American Art

"Penso che questo sia il mestiere più duro e solitario al mondo, questa folle, ossessiva faccenda del cercare di essere un bravo scrittore. Nessuno di noi sa mai quanto tempo gli rimane, né come sarà in grado di usare questo tempo, e in ogni caso, anche se lo userà bene, il suo lavoro dovrà sempre affrontare la terribile, inesorabile indifferenza del tempo stesso"

Richard Yates in "An Interview with Richard Yates" Henry DeWitt e Geoffrey Clark

Testo integrale dell'intervista a Yates (in inglese) >>> qui
postato da: gabrilu alle ore 17:43 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, leggere e scrivere, presi dalla rete
lunedì, 06 aprile 2009

BARTHES e ZOLA

La Bete Humaine Zola
"Ironia della letteratura: gli scrittori non sono mai letti per quello che vogliono dire, per quello che essi credono di aver detto.

La grande idea di Zola consisteva nell'ereditarietà dei crimini, dei vizi, delle tare, delle passioni: idea antica, rinnovata dalle tesi appararentemente scientifiche [...].

Al giorno d'oggi nessuno ci crede, nessuno ci pensa: Zola è letto (e abbondantemente, forse è il romanziere più letto al mondo), ma senza che si abbia alla fine la minima coscienza del messaggio a cui egli teneva tanto, dal momento che egli ne fa la base di un'opera ciclica di venti romanzi.

Fortunatamente esiste una sorta di dialettica della lettura e del talento; poichè egli aveva saputo guardare, leggere e decifrare il testo sociale della propria epoca, Zola, credendo di descrivere una catastrofe fisiologica, ha invece descritto il crollo storico di una società".


(Roland Barthes, introduzione a La bestia umana di Émile Zola)
postato da: gabrilu alle ore 09:10 | link | commenti (12)
categorie: citazioni, francia, cose varie, leggere e scrivere
martedì, 24 marzo 2009

IL RESIDUO FECALE DELLA STORIA

The Game
Fotogramma dal film The game, 1997, David Fincher

"Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto... Il fatto in sé, l'oggetto in sé, non è che il corpo morto della realtà, il residuo fecale della storia..."

(Carlo Emilio Gadda, Un'opinione sul neorealismo, 1950, in   I viaggi e la morte)
postato da: gabrilu alle ore 15:19 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, cinema, carlo emilio gadda, leggere e scrivere
lunedì, 01 dicembre 2008

IL TERZO OCCHIO


Giovanni Paolo Pannini
Vedute di Roma moderna (1758)

Leggendo in questi giorni la pagina dell'epistolario di Tomasi di Lampedusa in cui egli parla di una sua visita alla Tate Gallery di Londra e delle sue impressioni davanti ai nove ritratti della famiglia Wertheimer dipinti da John Singer Sargent o, ancora, la deliziosa nota di Carlo Emilio Gadda su due ritratti di Gioacchino Murat, e pensando a quanto innumerevoli siano i narratori e i poeti nelle cui pagine troviamo riferimenti alla pittura (Proust, Baudelaire, Huysmans, Flaubert e tanti tanti altri ancora, impossibile elencarli) mi è tornato in mente un saggio del 1925 di Virginia Woolf dal titolo Visitando una galleria - Quadri dedicato proprio al rapporto tra letterati e pittura. Ne riporto qui due passaggi.


"Uno scrittore ha bisogno di un terzo occhio, il cui scopo è di aiutare gli altri sensi quando questi vengono meno. Ma non è per nulla sicuro che egli possa imparare qualcosa, direttamente, dalla pittura. Infatti si direbbe che, di tutti i critici di pittura, gli scrittori sono i peggiori: i più esposti al pregiudizio e alla distorsione. Se ci avviciniamo a uno scrittore, in una galleria di pittura, e una volta vinta la sua diffidenza gli chiediamo di dirci onestamente che cosa gli piace in quei dipinti, finirà col confessare che non è affatto l'arte della pittura. Cercano qualcosa che possa loro tornare utile. Soltanto così, quelle lunghe gallerie [...] diventano per loro sorridenti passeggiate, luoghi ameni pieni di uccelli, santuari dove regna supremo il silenzio".

Tenier
D. Tenier
La galleria dell'arciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles

Ma gli scrittori [...] non hanno la coscienza tranquilla. Nessuno meglio di loro sa, si dicono sottovoce, che non è così che si devono guardare i dipinti; che i letterati sono irresponsabili libellule, semplici insetti, bambini che distruggono capricciosamente le opere d'arte, staccando un petalo dopo l'altro. In breve, farebbero meglio ad andarsene, perchè qui, aprendosi come con i remi una strada attraverso le acque, con lo sguardo distratto, astratto, contemplativo, arriva il vero pittore; e mettendosi frettolosamente in tasca il bottino che sono riusciti a racimolare, gli scrittori scappano via, per non venire scoperti con le mani nel sacco e costretti a subire la massima punizione, la più squisita delle torture: dover guardare i quadri con un pittore".

(Virginia Woolf, Visitando una galleria - Quadri)
postato da: gabrilu alle ore 12:22 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, cose varie, leggere e scrivere, arte e spettacolo
venerdì, 28 novembre 2008

AH LE NOTE, LE NOTE!

Carlo Emilio Gadda
Carlo Emilio Gadda

Troppo spesso, quando leggiamo un libro, davanti ad un apparato di note molto ricco ci facciamo prendere dalla pigrizia e, soprattutto se in quel momento stiamo leggendo per piacere e non per dovere, tendiamo a tralasciare le note (alzi la mano chi non ha mai tralasciato una nota). A volte, tralasciamo solo per non far la fatica di tener due segnalibri, per la voglia di non interrompere il ritmo del racconto principale e non andare in fondo al volume per poi tornare indietro. A volte imbrogliamo persino noi stessi dicendoci: "alla prima lettura la va così, ma alla seconda le leggerò tutte, le note, giuro". Mentendo sapendo di mentire.

Però dobbiamo sapere che, facendo in questo modo corriamo il rischio, per esempio  nel caso di Carlo Emilio Gadda, non solo di tralasciare testi che non solo non sono inferiori al testo principale, ma che spesso sono già di per loro veri gioielli.

Le note di Gadda sono spesso molto tecniche, ma spessissimo sono, di fatto, il luogo in cui egli riversa tutto ciò che ha ritenuto non poter inserire nel testo principale ma che del testo principale potrebbero --- non fosse per un senso di equilibrio letterario -- a pieno titolo far parte integrante.

Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. Ne propongo qui solo uno: la nota n.6 posta in calce al racconto Al parco, in una sera di maggio della celeberrima raccolta L'Adalgisa (disegni milanesi)
lunedì, 10 novembre 2008

LA SECONDA MANO

Trieste Caffè San Marco
Trieste, Caffè San Marco

"Un'onesta e fedele divulgazione è la base di ogni seria cultura, perchè nessuno può conoscere di prima mano tutto ciò che sarebbe, anzi è necessario conoscere. Tranne pochi settori che riusciamo ad approfondire, tutta la nostra cultura è di seconda mano: è impossibile leggere tutti i grandi romanzi della letteratura universale, tutti i grandi testi mitologici, tutto Hegel e tutto Marx, studiare le fonti della storia romana, russa o americana.

La nostra cultura dipende in buona parte dalla qualità di questa seconda mano: ci sono divulgazioni che, pur riducendo e semplificando, trasmettono l'essenziale e altre che lo falsificano o lo alterano, magari con presunzione ideologica; molti vecchi riassunti scolastici sono talora più vicini al testo di tante lambiccate interpretazioni psico-pedo-sociologiche. Una buona divulgazione invita ad approfondire l'originale"


(Claudio Magris, Alcesti indiana, articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 17/8/2003, contenuto in Alfabeti. Saggi di letteratura)
postato da: gabrilu alle ore 00:04 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, claudio magris, leggere e scrivere