Marcel Proust in un prezioso vecchio
video della RAI che ho scovato ieri.
La voce narrante fuori campo sono quasi certa essere quella del mai troppo rimpianto grande attore
Romolo Valli (e se non si tratta di lui, gli assomiglia molto), le musiche di sottofondo sono di
Franck e di
Fauré (due dei musicisti cui Proust si ispirò per il personaggio di Vinteuil ed il suo Settimino).
Il tono generale è, a dire il vero, per i miei gusti un po' troppo melenso e sdolcinato ma a questo sono purtroppo rassegnata ormai da tempo: quando si parla di Proust lo si fa , ahimè, in genere in questo modo. Pazienza.
Il video mi sembra comunque ben fatto e interessante.
Niente di nuovo per chi già conosca la vita e l'opera di Proust, ma è una sintesi che magari può invogliare gli altri a saperne di più e ad approfondire.
Nel video c'è una buona iconografia e compaiono tre preziose testimonianze:
Jean Cocteau,
François Mauriac e
Céleste Albaret.
E poi, c'è (almeno ai miei occhi) il fascino di questi vecchi video in bianco e nero e la nostalgia del "... c'era una volta la RAI".
Una testimonianza personale: è verissimo quello che dice la voce narrante circa la casa ed il giardino di Combray, allo stesso tempo "piccolo ma infinito".
Sono stata ad Illiers-Combray nel 2007 e ricordo benissimo lo stupore che ho provato nel vedere che il famoso giardino della casa della zia Léonie, quel giardino che nel romanzo sembra immenso è in realtà minuscolo, tutto sommato un piccolo cortile con alcune aiuole e, girando per l'altrettanto minuscola casa, entrando nella sala da pranzo, ho fatto fatica a pensare che lì dentro si svolgevano i sontuosi pranzi cucinati da Françoise.
Ma proprio constatando l'abissale differenza tra la realtà materiale e la sua rappresentazione letteraria che emerge dalle pagine della RTP mi sono resa conto, una volta di più, della straordinaria potenza trasfigurativa che può operare il genio di un artista.
N.B La foto della camera da pranzo è mia. Cliccare per ingrandire.