L'Assommoir di
Émile Zola è un romanzo potente e pullulante di sequenze memorabili.
Uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, uno dei migliori del
ciclo dei Rougon Macquart e un capolavoro della letteratura occidentale dell'Ottocento.
E' la storia dell'ascesa e della caduta di
Gervaise Macquart che, da poverissima lavandaia sedotta e abbandonata da Lantier con due figli avuti da lui, riesce lavorando duro a riscattarsi socialmente e a diventare un'agiata borghese ma che poi, trascinata dal marito Coupon, sprofonda inesorabilmente nell'abiezione e nell'alcoolismo.
Questo romanzo durissimo, magnifico, crudele, magmatico e ribollente ha una struttura interna molto solida ed una ferrea simmetria.
Il momento centrale della storia occupa un intero capitolo, il VII, e descrive
il grande pranzo offerto da Gervaise ad alcuni vicini, parenti e alle sue lavoranti per festeggiare il proprio compleanno.
Se i primi sei capitoli mostrano la fase emergente della bella, dolce, buona lavandaia, gli ultimi sei mostrano la fase discendente, lo sgretolamento della personalità di Gervaise, il suo diventare una sorta di capro espiatorio e vittima sacrificale del gruppo che la circonda.
Il giorno del grande pranzo è l'ultimo felice nella storia di Gervaise: da quel momento, per lei che un tempo aveva detto a Coupeau:
"Il mio ideale sarebbe di lavorare tranquilla, di avere sempre un tozzo di pane e un buco un po' più decente per dormire [...] un letto, un tavolino, due seggiole e nient'altro [...] tirar sù i miei figlioli, farne dei bravi ragazzi" e soprattutto
"di non esser mai bastonata [...] tutto qui, vedete, tutto qui" comincia la discesa agli inferi della degradazione e dell'abbrutimento.