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Il blog di Gabriella Alù
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sabato, 26 dicembre 2009

IL PIU' LUCIDO DI TUTTI I FOLLI

Glenn Gould e la sua sedia

Glenn Gould, Foto © Gordon Parks

"Era diventato il più lucido di tutti i folli [...] Appena si sedeva al pianoforte, subito Glenn si raggricciava tutto, pensai, e allora sembrava una bestia, ma a guardarlo più attentamente pareva uno storpio, e se lo si guardava ancora più attentamente appariva per quell'uomo bello e intelligente che in effetti era"


" suonò [...] quelle parti delle Variazioni Goldberg [...] Si raggricciò tutto e cominciò a suonare. Suonava per così dire dal basso verso l'alto,  non come tutti gli altri dall'alto verso il basso. Era questo il suo segreto."






Per quasi trent'anni, dal 1953 sino al 1982 (anno della sua morte), Glenn Gould suonò sempre e solo seduto sulla sua particolarissima, sgangherata sedia.

Gliel'aveva costruita suo padre Bert Gould, perchè Glenn la voleva più bassa del normale, con uno schienale che fosse quasi ad angolo retto rispetto al sedile e che fosse inoltre leggera, resistente e facilmente trasportabile.
Sembra che Bert Gould abbia   preso    a modello una sedia pieghevole da giocatore di carte; la rese più corta segando ogni gamba di dieci centimetri, ed aggiunse dei martinetti che permettevano di regolarne l'altezza a seconda del repertorio musicale da eseguire.

Glenn Gould e la sua sedia


Il alto, Glenn Gould per strada a New York, nel 1956, con la sedia piegata sottobraccio mentre si reca agli Studi della Columbia Records per incidere Bach e Beethoven.
postato da: gabrilu alle ore 18:23 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, musica, libri, arte e spettacolo, presi dalla rete
giovedì, 17 dicembre 2009

LO EXTRA-ORDINARIO BERNHARD

Thomas Bernhard
"La difficoltà non sta nell'avere una cosa nella testa, tutti nella testa hanno cose straordinarie, le hanno continuamente fino alla fine della loro vita, le cose più straordinarie, la difficoltà sta piuttosto nel far uscire queste cose straordinarie dalla testa e trasferirle sulla carta. Nella testa si può avere tutto ed effettivamente tutti hanno tutto nella testa ma sulla carta non c'è quasi nessuno che abbia qualcosa [...] Mentre nelle teste di tutte le persone ci sono le cose più straordinarie, sulle loro carte si trovano sempre le cose più banali assurde e pietose"


"Tutto è sopportabile, perchè è così comico. Non abbiamo altro al mondo che la commedia allo stato puro e qualunque cosa facciamo, non riusciremo mai a uscire dalla commedia [...] Ma per potere sopportare questa commedia, di tanto in tanto bisogna scaricare il cervello, liberarlo del suo contenuto come si fa con l'urina"

Thomas Bernhard, La Fornace 

post-itMio  primo approccio con quest'autore dal quale sono rimasta folgorata.

E' da tre giorni che mi chiedo "Ma come caspita e perdindirindina m'è potuto succedere che io non avevo ancora mai letto nulla di questo signore?!?!"

Ne riparlerò, di Bernhard.

Opperbacco, se ne riparlerò!!!!
postato da: gabrilu alle ore 14:47 | link | commenti (8)
categorie: citazioni, libri, mitteleuropa, leggere e scrivere
giovedì, 19 novembre 2009

LO SCHERZO

Alex Colville

Alex Colville
Visitors are invited to register, 1954
Mendel Art Gallery Collection, Saskatoon (Canada)

Ho riletto in questi giorni, dopo tanti anni, Lo scherzo di Milan Kundera.

Nella Praga del '48, in pieno regime filosovietico, lo studente Ludvik invia alla sua ragazza una cartolina in cui, per scherzo, scrive:
L'ottimismo è l'oppio dei popoli. Lo spirito sano puzza di imbecillità! Viva Trockij!
La sua vita ne verrà stravolta.
postato da: gabrilu alle ore 21:53 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, milan kundera
venerdì, 13 novembre 2009

E' SOLO UN ROMANZO!

Jane Austen

Jane Austen in un acquerello della sorella Cassandra (1804)

"... sembra sia universale desiderio denigrare la capacità e sottovalutare la fatica del romanziere disdegnando opere che si raccomandano solo per intelligenza, spirito, e buon gusto. "Non sono un lettore di romanzi...Raramente do un'occhiata a un romanzo...Non crediate che leggo spesso romanzi...Non male, per essere un romanzo". Questa è la solita solfa. "Cosa sta leggendo, signorina?" "Oh, è solo un romanzo!" risponde la giovane donna posando il libro con indifferenza affettata o addirittura con vergogna. "E' solo Cecilia, o Camilla, o Belinda" ovvero, in breve, sono solo opere in cui si dimostrano le più grandi capacità intellettuali, la più profonda conoscenza della natura umana nella più limpida descrizione della sua varietà, la più vivace effusione di spirito e di umorismo, il tutto in linguaggio scelto e garbato"

>>> Jane Austen, L'Abbazia di Northanger <<<


Jane Austen

Illustrazione di Charles E. Brock per Northanger Abbey
postato da: gabrilu alle ore 12:54 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
venerdì, 06 novembre 2009

L'OCA DI GERVAISE

Maria Shell Gervaise

L'Assommoir di Émile Zola è un romanzo potente e pullulante di sequenze memorabili.
Uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, uno dei migliori del ciclo dei Rougon Macquart e un capolavoro della letteratura occidentale dell'Ottocento.

E' la storia dell'ascesa e della caduta di Gervaise Macquart che, da poverissima lavandaia sedotta e abbandonata da Lantier con due figli avuti da lui, riesce lavorando duro a riscattarsi socialmente e a diventare un'agiata borghese ma che poi, trascinata dal marito Coupon, sprofonda inesorabilmente nell'abiezione e nell'alcoolismo.

Questo romanzo durissimo, magnifico, crudele, magmatico e ribollente ha una struttura interna molto solida ed una ferrea simmetria.

Il momento centrale della storia occupa un intero capitolo, il VII, e descrive il grande pranzo offerto da Gervaise ad alcuni vicini, parenti e alle sue lavoranti per festeggiare il proprio compleanno.

Se i primi sei capitoli mostrano la fase emergente della bella, dolce, buona lavandaia, gli ultimi sei mostrano la fase discendente, lo sgretolamento della personalità di Gervaise, il suo diventare una sorta di capro espiatorio e vittima sacrificale del gruppo che la circonda.

Il giorno del grande pranzo è l'ultimo felice nella storia di Gervaise: da quel momento, per lei che un tempo aveva detto a Coupeau: "Il mio ideale sarebbe di lavorare tranquilla, di avere sempre un tozzo di pane e un buco un po' più decente per dormire [...] un letto, un tavolino, due seggiole e nient'altro [...] tirar sù  i miei figlioli, farne dei bravi ragazzi" e soprattutto "di non esser mai bastonata [...] tutto qui, vedete, tutto qui" comincia la discesa agli inferi della degradazione e dell'abbrutimento.
postato da: gabrilu alle ore 08:52 | link | commenti (11)
categorie: citazioni, libri, cinema, francia
martedì, 03 novembre 2009

RACCONTARE STORIE

Van Gogh Il tessitore
Vincent van Gogh, Tessitore al telaio, 1884
Kröller-Müller Museum, Otterlo

"[...] la vera ragione per cui preferivo i greci a tutti gli altri popoli [...] era per il loro modo di narrare le storie in tutto simile a quello di mio nonno. Quando mio nonno raccontava una storia [...] non seguiva un andamento cronologico, sarebbe stato considerato troppo ovvio; al contrario, impiegava un andamento circolare, creando per ogni evento, ogni personaggio menzionato con la sua voce baritonale e cantilenante, una storia nella storia, un racconto all'interno del racconto, così che (come mi spiegò una volta) la vicenda principale non seguiva un filo conduttore, non era costruita un tassello dietro l'altro; piuttosto come una serie di scatole cinesi o di matrioske russe, ogni evento ne conteneva un altro, che a sua volta ne conteneva un altro ancora, e così via.
[...] Le scatole cinesi si aprivano una dopo l'altra ed io, seduto ai suoi piedi, ne contemplavo il contenuto ipnotizzato.
Guarda caso, era proprio questo il modo in cui i greci raccontavano le loro storie.
[...]
Ogni cultura, ogni autore ha un proprio modo di raccontare storie, ed ogni stile schiude ad altri narratori possibilità imprevedibili. Per esempio, da un certo romanziere francese si può apprendere come, in teoria, si possa consacrare la parte centrale di un voluminoso romanzo a una conversazione avvenuta durante un pranzo; da un romanziere americano (ma polacco di nascita) come il dialogo risulti curiosamente quanto pericolosamente indistinguibile dalla narrazione; leggendo un famoso scrittore tedesco si può invece constatare, non senza sorpresa, come in determinate circostanze illustrazioni e fotografie, elementi considerati inappropriati o inconciliabili con testi impegnativi, possano aggiungere spessore alle vicende descritte. E, naturalmente, l'opera di autori greci quali Omero ed Erodoto dimostra che il racconto di una storia non debba necessariamente snodarsi secondo un criterio strettamente cronologico, accadde questo e poi quest'altro"


Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi
postato da: gabrilu alle ore 10:07 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
lunedì, 19 ottobre 2009

FANCIULLE IN FIORE

Jean Beraud Bd St Denis

Jean Béraud
Parigi, il Boulevard St. Denis

Ne L'assommoir di Émile Zola pubblicato nel 1877 compare quella che sarà poi la protagonista di uno degli altri capolavori del ciclo dei Rougon - Macquart: Nana, figlia di Gervaise Macquart ed Henri Coupeau.

C'è un brano, nel cap. XI de L'Assommoir, in cui Zola descrive Nana ancora quindicenne che, con alcune sue coetanee tra cui l'amica Pauline forma una vera e propria "banda" di fanciulle che va a scorazzare nei boulevard parigini.

Parecchi anni dopo Marcel Proust, ne Alla ricerca del tempo perduto e precisamente in All'ombra delle fanciulle in fiore pubblicato nel 1919, descrive la prima volta in cui il Narratore vede il gruppo di ragazzine tra le quali ci sono Albertine e la sua amica Andrée che, come una piccola "banda", si diverte a passeggiare e correre lungo la diga di Balbec.

Sono rimasta colpita da alcune analogie (ma anche significative differenze) presenti nei due brani. Analogie e differenze tanto più interessanti in quanto si trovano in libri di due grandissimi scrittori che sulla natura e la funzione della scrittura e dell'arte avevano idee diametralmente opposte...
postato da: gabrilu alle ore 10:03 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, libri, francia, marcel proust
lunedì, 31 agosto 2009

I PIACERI DELL'ACCHIAPPARELLO


"E' un'immensa partita a nascondino; l'Europa gioca ai quattro cantoni con l'America mentre i viaggiatori si abbandonano ai piaceri dell'acchiapparello; non appena gli svizzeri sono partiti per Positano o Rapallo, gli italiani prendono il loro posto a Saint Moritz, ed i francesi a Verbier; mentre i californiani visitano il paese di Shakespeare, gli studenti inglesi vengono ad occupare i sedili vuoti degli auditori di San Francisco. La gente di campagna non viaggia ancora; quando ci si metterà, bisognerà dirigerla sulle città, dove potrà occupare i letti vuoti dei cittadini."

(Paul Morand, Viaggiare)


Grande viaggiatore per lavoro (era un diplomatico) e per diletto, Morand mescola in questo gradevolissimo librino acute osservazioni sul moderno turismo di massa e ricordi personali sul modo di viaggiare all'inizio del Novecento.

Su questo tema, mi è sembrato delizioso il capitolo "Addio all'Orient Express" ricco di aneddoti sui bizzarri personaggi che popolavano un tempo questo celeberrimo treno.

E poi ci sono i consigli: per esempio questo su com'è utile conoscere le lingue, quando ci si reca all'estero:
"La conoscenza delle lingue straniere permette, in viaggio, di non comunicare con i propri compatrioti"
Mai motivazione mi sembrò più efficace.
Specialmente di questi tempi.
E' già da un po' che, quando vado all'estero, mi munisco di barba e baffi finti.

Altri consigli (riportati nel capitoletto "Bagagli") non mi sono molto utili.

Quelli, ad esempio, sul tema "del fare la valigia".

Nel far la valigia sono infatti, ormai, una sorta di Maga Houdini: riesco star fuori di casa per più di venticinque giorni solo con una trolley da "bagaglio cabina" (aerea, of course).

...Però suvvia, voglio egualmente riportare qualche consiglio di Morand.

Chi lo sa, magari i suoi consigli possono risultar utili ad altri
"Sapete fare le valigie? Sapete stringere delicatamente gli oggetti gli uni contro gli altri, in modo da evitare di trovare sopra quelli che erano sotto e viceversa?"

"Ricordate, acquistando una valigia, che nel corso di un lungo viaggio ci sarà sempre un momento in cui sarete costretti a portarvela da voi stessi"
postato da: gabrilu alle ore 15:30 | link | commenti (10)
categorie: citazioni, viaggi, libri, francia
mercoledì, 19 agosto 2009

GIOCARE CON LA VITA PER TUTTI I NOVANT'ANNI

Fernanda Pivano


Fernanda Pivano, nel suo ultimo articolo comparso sul Corriere della Sera lo scorso 18 Luglio, giorno del suo 92 compleanno:

Posso confidarvi che l' ultima volta che ho incontrato Gore Vidal per la presentazione di un suo libro, nel gennaio 2007, io ero appena uscita da un ricovero in ospedale e lui camminava aiutandosi con un bastone. Ma a cena, quando gli ho chiesto cosa potremmo fare insieme, lui mi ha risposto: «Let' s make a baby - facciamo un bambino». Forse è questo il segreto per riuscire a sopravvivere anche a questa età. Forse è questo il segreto del vecchio Suonatore Jones dello Spoon River caro alla mia giovinezza «che giocò con la vita per tutti i novant'anni»

Il testo integrale dell'articolo La mia giovane vecchiaia e il dono di Gore Vidal di Fernanda Pivano si può leggere >> QUI
postato da: gabrilu alle ore 12:51 | link | commenti (9)
categorie: citazioni, donne, libri, presi dalla rete
martedì, 07 luglio 2009

RISCHIO DI SOFFOCARE PER LA NAUSEA...

Sandor Marai

Sándor Márai

"Corposi cataloghi di case editrici, uno o due alla settimana. Libri a migliaia, a decine di migliaia, tutti pubblicati di recente, centinaia e centinaia per ogni genere. Rischio di soffocare per la nausea. Scrivere proposizioni semplici. Oppure soltanto parole. Leggere il dizionario. La letteratura è morta, viva il commercio librario" (27 gennaio 1984)


"Lo scrittore che al giorno d'oggi tenti di scrivere qualcosa di diverso da ciò che i grandi industriali della letteratura di consumo fanno ingurgitare al lettore somiglia a uno cui manchi una gamba, il quale con le sue protesi tenti di iscriversi come centometrista ad una corsa" (18 aprile 1984)

>>>  Sándor Márai, L'ultimo dono. Diari 1984-1989  <<<
postato da: gabrilu alle ore 13:34 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
martedì, 30 giugno 2009

LA LETTERATURA AI TEMPI DEL COMMERCIO

George Gissing

George Gissing

Può il romanzo di un autore vittoriano, scritto in pieno '800, con una struttura molto "classica", rivelarsi straordinariamente moderno ed attuale nei suoi contenuti?

New Grub Street di George Gissing, che ho terminato di leggere giusto ieri, mostra che è possibile. 
postato da: gabrilu alle ore 13:24 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
lunedì, 15 giugno 2009

COSA MANGIANO GLI EROI LETTERARI?

Vladimir Nabokov Despair

"Non c'è scrittore che non nutra il sogno di trasformare chi legge in uno spettatore; c'è mai riuscito qualcuno? I pallidi organismi degli eroi letterari, alimentati sotto il vigile occhio dell'autore, crescono per gradi con la linfa vitale del lettore; perciò la genialità di uno scrittore consiste nel conferire loro la capacità di adattarsi a questo cibo -- non molto appetitoso -- e di crescere robusti grazie ad esso, talvolta per secoli"

Vladimir Nabokov, Disperazione


In alto, la copertina di una edizione inglese di Despair

P.S. Se qualcuno dei miei Happy Few avesse in questi ultimi mesi pensato che io con Nabokov ho smesso, o che di lui mi sono stufata, o che (c'è un sacco di gente che raggggiona così) "tanto ormai l'ho letto".... beh, se avesse pensato questo pensiero,  si affrettasse a toglierselo  presto dalla capa, 'sto pensiero.

Non abbandono mai gli autori che amo.
mercoledì, 22 aprile 2009

BECKETT e PROUST

Alessandro Piperno ha scritto un articolo pubblicato sul Corriere della Sera su Proust visto da Beckett di cui voglio riportare uno stralcio.

Mi ha particolarmente interessata perchè riguarda un aspetto (secondo me fondamentale) dell'opera di Proust che troppi proustomani tendono a non vedere, a rimuovere, ad esorcizzare...

Proust e Beckett"Beckett vede in Proust un uomo che non crede nella comunicazione tra gli esseri. Che si sente immerso in un irredimibile mare di egoismo. E che vive i rapporti umani come uno sconfortante nonché beffardo succedersi di fraintendimenti. «L'amicizia, secondo Proust, è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano» scrive Beckett, e subito rincara la dose: «L'amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni delle immondizie». Come si evince dal tono della scrittura, nessuno meglio di Beckett può capire il cinismo proustiano, e il suo disincanto estremista. «Noi siamo soli. Non possiamo conoscere e non possiamo essere conosciuti», scrive Beckett interpretando la famosa asserzione di Proust secondo cui: «l'uomo è l'essere vivente che non può uscire fuori da sé, che conosce gli altri solo in se stesso». Beckett tiene a spiegarci come queste parole -- come ogni discorso pronunciato da Proust -- non esprimano alcun punto di vista morale. Anzi, come esse siano fuori da ogni struttura etica. Beckett sa che l'eroe tragico è oltre la moralità borghese: «Il personaggio tragico rappresenta l'espiazione del peccato originale, dell'originale ed eterno peccato di lui, e di tutti i suoi socii malorum: il peccato di essere nato». Insomma, è leggendo e interpretando Proust, che Beckett impara a essere Beckett. Che Beckett incontra se stesso. E, nel farlo, quasi per caso, ci mostra la vera faccia della Recherche: un'opera dantesca nella sua ambizione di distribuire orribili castighi ai personaggi, ma anche shakespeariana nella capacità di mettere in scena tragedie che dicono tutto ma non insegnano nulla"

Il testo integrale dell'articolo di Alessandro Piperno si può leggere   >>> qui
postato da: gabrilu alle ore 15:34 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, libri, marcel proust, presi dalla rete

QUANTE LETTURE?

Leggere e scrivere
"La rilettura, operazione contraria alle abitudini commerciali e ideologiche della nostra società, che raccomanda di "buttar via" la storia una volta che è stata consumata ("divorata"), perchè si possa passare ad un'altra storia, comprare un altro libro, e che è tollerata solo in alcune categorie marginali (i bambini, i vecchi e i professori), è qui promossa in partenza, giacchè essa sola può salvare il testo dalla ripetizione (coloro che fanno a meno di rileggere si costringono a leggere dappertutto la stessa storia), lo moltiplica nella sua diversità e nella sua pluralità: lo tira fuori dalla cronologia interna ("questo succede prima o dopo quello" e ritrova un tempo mitico (senza prima né dopo); contesta la pretesa secondo cui la prima lettura è una lettura prima, schietta, fenomenica, che, successivamente, potremmo solo analizzare, intellettualizzare (come se vi fosse un cominciamento della lettura, come se tutto non fosse già letto: non c'è una prima lettura, anche se il testo si adopra a darcene l'illusione mediante qualche funzione di suspense, artifici spettacolari più che persuasivi); essa non è più consumo, ma gioco (quel gioco che è il ritorno del differente).
Se, quindi, voluta contraddizione in termini, rileggiamo immediatamente il testo, è per ottenere, come sotto l'effetto di una droga (quella del ricominciamento, della differenza), non il testo "vero" ma il testo plurale: uguale e nuovo".


Roland Barthes
S/Z. Una lettura di "Sarrasine" di Balzac.
postato da: gabrilu alle ore 13:03 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, libri, leggere e scrivere
giovedì, 16 aprile 2009

UNA FINESTRA PER CIASCUNO DI NOI

Edward Hopper
Edward Hopper, Sun in an empty room, 1967

"Una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi"

Richard Yates, Costruttori, in Undici solitudini
postato da: gabrilu alle ore 17:45 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, libri