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sabato, 12 dicembre 2009

MAX OPHULS - LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA

Lettera da una sconosciuta  Louis Jourdan

Lettera da una sconosciuta di Max Ophüls, tratto dalla novella di Stefan Zweig del 1922 della quale ho già parlato >> qui, è il secondo film realizzato negli Stati Uniti dal regista tedesco dopo il 1947.

In un'intervista rilasciata nel 1957 a Jacques Rivette e François Truffaut --- allora critici ai Cahiers du cinéma --- Ophüls ricorda le circostanze in cui riuscì a convincere il presidente della Universal Bill Goetz a produrre questo adattamento della novella di Zweig e come fece per incontrarlo:

"...Per potergli parlare in tutta tranquillità; sapevo quanto fosse difficile ottenere un appuntamento; e poi, c'è sempre il telefono che interrompe la conversazione. Ma c'è un bagno turco, allo studio, ed ho fatto in modo da prendere un bagno di vapore assieme a lui. Tutto nudo, sotto i getti di vapore, gli ho parlato della Lettera di una sconosciuta, gli ho detto che ero il solo regista al mondo ad essere capace di realizzare questo film, e lui mi ha risposto semplicemente, annuendo: "Why not", e cioè "Perchè no". E così..." (Rivette, Jacques, Truffaut, François. « Entretien avec Max Ophuls », Cahiers du cinéma n° 72, juin 1957)

E' utile ed interessante --- anche e forse soprattutto per chi già conosca la novella di Zweig --- leggere

>> la trama dettagliata del film <<

La sceneggiatura di Howard Koch e dello stesso Ophüls segue infatti, è vero, passo passo il racconto di Zweig, ma introduce anche alcuni dettagli che non sono affatto insignificanti.
Qui i personaggi hanno un nome, una precisa identità: lei si chiama Lisa Berndle ed è interpretata da una magnifica Joan Fontaine.

Lettera da una sconosciuta  Joan Fontaine

La lettera di Lisa è scritta su carta intestata del St. Catherine's Hospital, ed a margine c'è l'annotazione di una suora:

"Questa lettera è stata scritta da una paziente che si trovava qui. Crediamo sia indirizzata a voi, perchè è il vostro nome che ha pronunciato prima di morire"...

Max Ophuls Lettera da una sconosciutaMax Ophuls Lettera da una sconosciuta

Lui si chiama Stefan Brand (Louis Jourdan).
Il nome Stefan come omaggio all'autore della novella?

Louis Jourdan

Non è uno scrittore ma un pianista. Probabilmente perchè la modalità espressiva di un musicista si presta maggiormente ad una rappresentazione cinematografica dell'attività di uno scrittore, chissà.

Di sicuro, le sequenze del film in cui Brand/Jourdan suona il pianoforte sono tra le più efficaci nel rappresentare la fascinazione che l'uomo esercita su Lisa.

Ma Stefan Brand, che da giovane era stato accolto nel mondo concertistico come grande promessa si rivela poi in realtà, con il passare degli anni, artista di mediocre talento.

Lettera da una sconosciuta  Max Ophuls

Lettera da una sconosciuta  Louis Jourdan


La Vienna fine Ottocento, completamente ricostruita negli studi hollywoodiani, insistentemente, manifestamente finta ed artificale risulta, grazie anche al bianco e nero della stupenda fotografia di Franz Planer magicamente suggestiva ed allegorica.

La sequenza di Lisa e Stefan seduti all'interno di un vagone del trenino del Prater mentre scorrono fondali di cartone, ad esempio, è da antologia e sembra alludere metaforicamente all'artificiosità ed illusorietà del loro stesso rapporto.

Joan Fontaine Louis Jourdan

In questa Vienna quasi sempre notturna Ophüls incastona un ritratto di donna innamorata --- innamorata senza speranza --- la cui delicatezza e malinconia, grazie anche alla straordinaria interpretazione di Joan Fontaine (non mi stanco di ripeterlo) raggiungono lentamente e inesorabilmente punte di grande lirismo, commovente e mai sdolcinato.

La macchina da presa percorre i corridoi delle case, marciapiedi di stazioni ferroviarie, sale le scale, passa dall'uno all'altro dei componenti questa coppia tra i quali c'è attrazione, fascinazione ma anche una irrimediabile incompatibilità.

L'intensità, la profondità del personaggio di Lisa è meravigliosa in tutto il film, ma forse sono due, le scene davvero indimenticabili.

Una è quella in cui vediamo Lisa tredicenne che sull'altalena nel cortile ascolta il suono del pianoforte arrivare dall'appartamento di Stefan mentre il vento scompiglia i suoi lunghi capelli biondi

Joan Fontaine

Joan Fontaine

L'altra è quella in cui tutto l'amore, la dedizione, l'adorazione di una Lisa ormai donna è espressa dagli occhi di Joan Fontaine.

Lettera da una sconosciuta  Joan Fontaine
Joan Fontaine

Gli occhi, gli specchi, il rispecchiamento (o il non-rispecchiamento) di sè nello sguardo dell'altro sono elementi importanti e ricorrenti, sottolineati e scanditi dalla simmetria di alcune sequenze.

Come ad esempio quella che, all'inizio del film, mostra la giovane Lisa che, in cima alla scala, vede Stefan Brand portarsi in casa la sua amante del momento e quella, verso la fine del film, in cui è la stessa Lisa ad entrare in casa al braccio di Stefan. Adesso è lei a rappresentare per il pianista Stefan Brand solo la piacevole avventura di una notte.
Anche il personaggio di Stefan (un eccellente Louis Jourdan) è disegnato in modo molto raffinato e ricco di sfumature e questo non è da sottovalutare, perchè la frivolezza è forse più difficile da esprimere che l'amore devoto ed appassionato di Lisa.

Lettera da una sconosciuta  Max Ophuls


Lettera da una sconosciuta  Max Ophuls


E adesso, dopo ben due post dedicati a questa Sconosciuta, posso finalmente dichiarare che se focalizzo l'attenzione sulla storia d'amore e sui due personaggi della coppia, è decisamente al film di Ophüls che vanno le mie preferenze.

Può forse sembrare paradossale, ma gli elementi introdotti nella storia dal regista-sceneggiatore fanno si che essa risulti molto più sottile e struggente di quanto appaia nella novella.

E, sempre rispetto alla storia, sono convinta che il particolare del duello di Stefan Brand con il marito di Lisa sia il vero colpo di genio della sceneggiatura perchè assegna all'uomo un bisogno di riscatto finale che finalmente dà un senso all'amore di questa donna che non gli è più sconosciuta ma che adesso rivive pienamente nel suo ricordo come "Lisa".

Sugli aspetti che invece trovo notevoli nella novella di Zweig mi sono già espressa nel post a lui dedicato.

Tornando al film, voglio chiudere con queste parole di Georges Sadoul:
"Come nelle opere più belle di Ophüls, l'apparente leggerezza nasconde pessimismo e tristezza, una tenerezza vicina alla crudeltà. La scenografia è rimasta celebre come una delle imprese più difficili e intensamente poetiche della Hollywood di quegli anni."
(Georges Sadoul, da Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968 >>)


Joan Fontaine

Lettera da una sconosciuta Ophuls


Letter from an Unknown Woman (1948), regia di Max Ophüls, tratto dal racconto Brief einer Unbekannten di Stefan Zweig, Sceneggiatura Howard Koch,Max Ophüls,
Principali interpreti e personaggi: Joan Fontaine (Lisa Berndle), Louis Jourdan (Stefan Brand), Marcel Journet (Johann Stauffer), Art Smith (John), Mady Christians (Signora Berndle), Carol Yorke (Marie)
Fotografia: Franz Planer, Montaggio: Ted J. Kent, Musiche: Daniele Amfitheatrof
B/N, 86 min., USA, 1948


  • Il DVD >>
  • Scheda del film su imdb >>
  • Max Ophüls >>
  • Il film su YouTube (in inglese) >>


  • Lettera da una sconosciuta
    postato da: gabrilu alle ore 19:11 | link | commenti (7)
    categorie: libri, cinema
    sabato, 05 dicembre 2009

    UN INDIMENTICABILE PRINCIPE ANDREJ

    Vyacheslav Tikhonov


    Vyacheslav Tikhonov
    , indimenticabile interprete del principe Andrej  Bolkonsky nel film Guerra e Pace di Serghei Bondarchuk, è morto ieri ad 82 anni.

    Ho appreso la notizia visitando il bel blog russianfilm che su uno dei miei post dedicati proprio al film di Bondarchuk aveva  lasciato un gentilissimo commento.

    Sul loro blog ho trovato un video molto bello, che propongo anche qui.

    E' una carrellata sui vari ruoli interpretati da Tykhonov nel corso della sua lunga carriera di attore.

    Peccato che la maggior parte dei suoi film non siano mai arrivati, in Italia.

    Il video è russo, ma niente paura: ci sono solo immagini e musica, ed è quindi fruibilissimo da tutti in tutto il mondo.


    postato da: gabrilu alle ore 10:58 | link | commenti (6)
    categorie: cinema, russia
    venerdì, 06 novembre 2009

    L'OCA DI GERVAISE

    Maria Shell Gervaise

    L'Assommoir di Émile Zola è un romanzo potente e pullulante di sequenze memorabili.
    Uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, uno dei migliori del ciclo dei Rougon Macquart e un capolavoro della letteratura occidentale dell'Ottocento.

    E' la storia dell'ascesa e della caduta di Gervaise Macquart che, da poverissima lavandaia sedotta e abbandonata da Lantier con due figli avuti da lui, riesce lavorando duro a riscattarsi socialmente e a diventare un'agiata borghese ma che poi, trascinata dal marito Coupon, sprofonda inesorabilmente nell'abiezione e nell'alcoolismo.

    Questo romanzo durissimo, magnifico, crudele, magmatico e ribollente ha una struttura interna molto solida ed una ferrea simmetria.

    Il momento centrale della storia occupa un intero capitolo, il VII, e descrive il grande pranzo offerto da Gervaise ad alcuni vicini, parenti e alle sue lavoranti per festeggiare il proprio compleanno.

    Se i primi sei capitoli mostrano la fase emergente della bella, dolce, buona lavandaia, gli ultimi sei mostrano la fase discendente, lo sgretolamento della personalità di Gervaise, il suo diventare una sorta di capro espiatorio e vittima sacrificale del gruppo che la circonda.

    Il giorno del grande pranzo è l'ultimo felice nella storia di Gervaise: da quel momento, per lei che un tempo aveva detto a Coupeau: "Il mio ideale sarebbe di lavorare tranquilla, di avere sempre un tozzo di pane e un buco un po' più decente per dormire [...] un letto, un tavolino, due seggiole e nient'altro [...] tirar sù  i miei figlioli, farne dei bravi ragazzi" e soprattutto "di non esser mai bastonata [...] tutto qui, vedete, tutto qui" comincia la discesa agli inferi della degradazione e dell'abbrutimento.
    postato da: gabrilu alle ore 08:52 | link | commenti (11)
    categorie: citazioni, libri, cinema, francia
    giovedì, 25 giugno 2009

    A TORTO O A RAGIONE - ISTVÁN SZABÓ (2002)

    Harvey Keitel Stellan Skarsgard

    Stellan Skarsgård (Wilhelm Furtwängler) ed Harvey Keitel (Maggiore Steve Arnold)

    Con A torto o a ragione del 2002 il regista ungherese István Szabó riprende una volta ancora il tema del rapporto tra arte e politica e della responsabilità etica dell'artista.

    Dopo l'attore tedesco Hofgen interpretato da Karl Maria Brandauer, protagonista del film Mephisto del 1981 del quale ho parlato >>> qui, con questo A torto o a ragione presentato al Festival di Berlino del 2002 come "evento speciale" è il turno di Wilhelm Furtwängler, il famoso direttore d'orchestra --- sempre tedesco --- che nella Germania nazista degli anni '30 e '40 fu molto amato da Hitler.

    Anche in questo caso dunque il personaggio del protagonista è realmente esistito ed anche in questo caso la fonte è letteraria: narrativa per Mephisto (che era tratto da un celebre romanzo di Klaus Mann) e teatrale per A torto o a ragione, tratto dalla pièce Taking sides di Ronald Harwood (che è anche lo sceneggiatore del film), andata in scena a Londra nel 1995 con la regia di Harold Pinter.

    M'è venuta fuori --- mi sono resa conto --- una cosina un po' troppo lunghetta.

    Ma, come al solito, mi consolo pensando che nessuno è obbligato a leggerlo, quello che scrivo.


    I titoli di testa  scorrono sulle note della Quinta Sinfonia di Beethoven. 
    postato da: gabrilu alle ore 17:03 | link | commenti (4)
    categorie: cinema, germania, arte e spettacolo
    lunedì, 25 maggio 2009

    IL SUDDITO - HEINRICH MANN

    Heinrich Mann Il suddito
    Heinrich MANN, Il suddito (tit.orig. Der Untertan), traduz. di Clara Bovero, Prefazione di Luigi Forte, Revisione di Fabrizio Cicoria, p. 530, UTET Collana Letteratura Linguistica, 2009, ISBN 9788802080932

    Heinrich Mann, fratello maggiore  di Thomas, nato a Lubecca nel 1871, autore di importanti romanzi tra i quali Professor Unrat (da cui venne tratto il celeberrimo film L'angelo azzurro interpretato da Marlene Dietrich), La piccola città e morto esule in America, dove si era rifugiato all'avvento del nazismo per sfuggire alle persecuzioni hitleriane scrisse Il suddito tra il 1912 e il 1914.

    La vicenda del libro fu molto travagliata perchè nel 1914 la guerra era alle porte e l'editore decise di bloccarne la pubblicazione. Il romanzo venne poi dato finalmente alle stampe soltanto nel 1918.

    Il suddito, tagliente parodia del servilismo nei confronti del potere da parte del cittadino medio, splendido ritratto del grigiore borghese pronto a trasformarsi in ottusità, pochezza culturale e odio nei confronti dell'"altro" è oggi di nuovo in libreria grazie a Utet.

    Operazione editoriale meritoria, perchè Il suddito è un libro importante ed attualissimo. 
    postato da: gabrilu alle ore 09:39 | link | commenti
    categorie: libri, cinema, germania
    sabato, 23 maggio 2009

    LA BESTIA UMANA - FRITZ LANG (1954)

    Glenn Ford


    Quando un film è tratto da un romanzo, mi interessa vedere come un regista "legge", "interpreta" il testo narrativo al quale si ispira.

    La cosa diventa ancora più interessante quando i film che fanno riferimento ad un romanzo famoso sono più di uno e quando ci si trova davanti all'opera di grandi registi che per storia personale, stile di direzione, radici culturali sono molto diversi tra loro.

    E' per questo motivo che torno a parlare del romanzo di Émile Zola La bête humaine: da esso, oltre al bellissimo film di Jean Renoir del 1938 che nell'originale francese manteneva lo stesso titolo del romanzo e del quale ho già parlato >>> qui venne tratto nel 1954 un altro film diretto, questa volta, dal grande regista tedesco Fritz Lang (Metropolis, M il mostro di Düsseldorf, Il testamento del dottor Mabuse...) . 
    postato da: gabrilu alle ore 21:05 | link | commenti (3)
    categorie: libri, cinema
    lunedì, 13 aprile 2009

    L'ANGELO DEL MALE (LA BÊTE HUMAINE) - JEAN RENOIR (1938)

    Jean Gabin-La Bete Humaine


    Il titolo originale di questo film, considerato assieme a La grande illusione uno dei capolavori di Jean Renoir, è La bête humaine ed è tratto dal romanzo omonimo di Émile Zola, diciassettesimo volume del ciclo dei Rougon-Macquart.
    postato da: gabrilu alle ore 15:43 | link | commenti (4)
    categorie: libri, cinema, francia, arte e spettacolo
    venerdì, 27 marzo 2009

    IL DUBBIO - JOHN PATRICK SHANLEY (2008)

    Meryl Streep


    Il Dubbio di John Patrick Shanley è, assieme a The Reader e a Gran Torino, uno dei film di questa stagione che ho apprezzato di più, tra quelli che ho visto sinora.

    Però non l'ho mica capito subito, eh, che si trattava di un gran film. Ci ho messo qualche giorno.

    Il Dubbio non colpisce con immediatezza.
    postato da: gabrilu alle ore 19:58 | link | commenti (24)
    categorie: cinema
    martedì, 24 marzo 2009

    IL RESIDUO FECALE DELLA STORIA

    The Game
    Fotogramma dal film The game, 1997, David Fincher

    "Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto... Il fatto in sé, l'oggetto in sé, non è che il corpo morto della realtà, il residuo fecale della storia..."

    (Carlo Emilio Gadda, Un'opinione sul neorealismo, 1950, in   I viaggi e la morte)
    postato da: gabrilu alle ore 15:19 | link | commenti (4)
    categorie: citazioni, cinema, carlo emilio gadda, leggere e scrivere
    mercoledì, 11 marzo 2009

    TRA UN POST E L'ALTRO

    Non inserisco nuovi post ormai da quasi una settimana.

    Ho visto tanti film, e potrei parlare almeno di quelli che per un motivo o per un altro ho trovato più interessanti.
    I motivi  per cui li ho trovati interessanti  sono i più svariati  e i più diversi e   so bene che sarebbero ritenuti, se avessi voglia di esplicitarli, sicuramente molto discutibili.

    Kate Winslet
    Kate Winslet, straordinaria interprete di The Reader di Stephen Daldry (2008)

    Film recenti come The reader, L'Onda, Gran Torino, Australia, Revolutionary Road, Operazione Walkiria

    Oppure vecchi, deliziosi film come Monsieur Verdoux di Chaplin o Scrivimi fermo posta di Ernst Lubitsch.

    Di Revolutionary Road ho letto anche il libro di Yates, che ho trovato eccellente e che per me è stata una vera scoperta.

    Potrei parlare di questo.  Perchè no?

    Il fatto è che non ho la benchè  minima  voglia di farlo, almeno in questo momento.

    La verità è che sono totalmente presa dalla lettura della biografia di Vasilij Grossman.

    E allora che faccio?

    Che volete che faccia? Niente, faccio.

    Sono mica io che devo scrivere i miei post.

    Sono i miei post che ad un certo punto devono dirmi "scrivimi, scrivimi".

    E nel frattempo?

    Nel frattempo niente.

    La blogosfera (o blogsfera, fate voi)  va avanti lo stesso, come è a tutte/i noto  
    postato da: gabrilu alle ore 14:51 | link | commenti (16)
    categorie: libri, cinema, cose varie
    domenica, 22 febbraio 2009

    I MAGNIFICI AMBERSON

    I magnifici Amberson
    Booth TARKINGTON, I magnifici Amberson (tit. orig. The magnificent Ambersons), traduz. Martina Testa, Adelaide Cioni, p.372, Fandango Libri, ISBN 8887517894

    "Il maggiore Amberson aveva fatto fortuna nel 1873, quando gli altri le fortune le perdevano, e la magnificenza degli Amberson cominciò allora".

    Così inizia questo romanzo di Booth Tarkington, prolifico autore americano dei primi del Novecento la cui opera è rimasta sinora inedita in Italia.

    I Magnifici Amberson --- secondo volume della trilogia Growth (Crescita) --- venne pubblicato per la prima volta nel 1918, ebbe un grande successo e vinse il Premio Pulitzer. Nonostante ciò, il romanzo non arrivò mai in Italia e soltanto recentemente è stato tradotto e pubblicato dalla Fandango Libri.

    Si tratta di un romanzo corale, popolato da molti personaggi, che racconta la storia di tre generazioni di una grande famiglia -- gli Amberson, appunto --- in una piccola cittadina del midwest americano via via sempre più opulenta, in cui gli Amberson primeggiano per denaro, sfarzo, status sociale.

    Di questa famiglia Tarkington racconta l'ascesa ed i fasti in un'epoca in cui le automobili, ritenute una
    postato da: gabrilu alle ore 10:29 | link | commenti
    categorie: libri, cinema, arte e spettacolo, presi dalla rete
    giovedì, 19 febbraio 2009

    A CENA CON I BUDDENBROOK

    I Buddenbrook (film)
    Thomas Buddenbrook (Mark Waschke), la moglie del Console Bethsy Buddenbrook (Iris Berben),
    il Console Jean Buddenbrook (Armin Mueller-Stahl), Tony Buddenbrook (Jessica Schwarz),
    Christian Buddenbrook (August Diehl).
    © Warner Bros. Pictures 2008 /Bavaria Film / Stefan Falke 


    Nella saga de I Buddenbrook Thomas Mann descrive a lungo scene di pranzi e cene. Utilizza un vocabolario che evoca la ricchezza, l'opulenza, sia per i cibi che per il vasellame e le stoviglie o la biancheria da tavola al fine di sottolineare lo status sociale di questa famiglia.

    "M.lle Jungmann e la donna di servizio avevano già aperta la bianca porta a due battenti, e gli invitati si avviarono lentamente verso la sala, aspettandosi con certezza dai Buddenbrook qualcosa di buono. [...] In quel mentre la fresca servetta dalle rosee braccia nude, la piccola cuffietta candida in capo, aiutata da M.lle Jungmann e dalla ragazza della signora del console, servì la zuppa d'erbe con pane abbrustolito, e tutti cominciarono a mangiare.
    [...]
    I piatti vennero cambiati di nuovo. Un colossale prosciutto affumicato d'un bel color mattone, apparve ben cucinato sulla tavola, accompagnato da un'appetitosa Charlottensauce acidula quale contorno, e con tanta copia di legumi, che tutti avrebbero potuto saziarsi col contenuto di un'insalatiera sola [...] Venne pure servito il capolavoro gastronomico della signora del console Buddenbrook, la "pentola russa", un misto di frutta candita pizzicante e spiritoso, di ottimo gusto
    [...] A questo punto vennero servite in tavola due grandi compostiere di cristallo ricolme di "Pettenpudding", un impasto di amaretti, biscotti, lamponi e crema d'uovo. In fondo alla tavola, al posto dei bimbi, fiammeggiava già il budino al rhum, che rappresentava per loro la bevanda preferita."


    Queste cene farebbero impallidire un nutrizionista... e d'altra parte, si conclude con il giovane Christian Buddenbrook che si sente male per l'indigestione...

    "Il dottor Grabow sorrise tra sé: il ragazzo, un'ora più tardi, avrebbe sicuramente mangiato, e sarebbe vissuto come vivono tutti gli altri, passando tranquillamente i suoi giorni come i suoi parenti e mangiando ancora, quattro volte al giorno, cibi pesanti...Oh! Si raccomandassero pure a Dio! Egli, Federico Grabow, non era certo da tanto da cambiar le abitudini e il modo di vivere in tutte quelle agiate famiglie di commercianti."

    I Buddenbrook (film)
    Tony (Jessica Schwarz), Christian (August Diehl), Il Console Jean (Armin Mueller-Stahl),
    Thomas (Mark Waschke) e la moglie del Console Bethsy (Iris Berben)
    © Warner Bros. Pictures 2008 / Bavaria Film / Stefan Falke


    Le immagini sono tratte dal film "Buddenbrooks - Ein Geschäft von einiger Größe"

    >>> Il sito ufficiale del film (cast, foto, trailer. Di tutto e di più) <<<
    postato da: gabrilu alle ore 15:06 | link | commenti (8)
    categorie: citazioni, libri, cinema, germania, cose varie
    martedì, 03 febbraio 2009

    ANTIGONI

    Wajda Katyn
    Agnieszka (Magdalena Cielecka) nel film Katyn di Andrzej Wajda (2007)

    "L'Antigone di Sofocle non è un testo qualunque. E' una delle azioni durature e canoniche della storia della nostra coscienza filosofica, letteraria e politica."

    (George Steiner, Prefazione a Le Antigoni)


    Nella tragedia di Sofocle Antigone si ostina a pretendere che il corpo del fratello Polinice venga sepolto.
    Antigone vuole che lo spirito di suo fratello possa riposare in pace.
    postato da: gabrilu alle ore 01:07 | link | commenti
    categorie: donne, libri, cinema
    lunedì, 19 gennaio 2009

    RAGAZZE IN UNIFORME - LEONTINE SAGAN (1931)

    Madchen in uniform


    Mädchen in uniform (Ragazze in uniforme) della regista Leontine Sagan, tratto dal dramma teatrale Gestern und Heute (Ieri ed oggi) di Christa Winsloe è un film davvero particolare che mi ha interessata molto per parecchi aspetti di cui parlerò.

    La storia si svolge in Germania alla vigilia della guerra del 1914, in un collegio di Potsdam riservato a figlie di ufficiali che vi sono educate con severissima disciplina prussiana.
    postato da: gabrilu alle ore 18:42 | link | commenti (7)
    categorie: donne, cinema, arte e spettacolo
    domenica, 11 gennaio 2009

    KATYN - ANDRZEJ WAJDA (2007)

    Katyn Wajda


    Katyn di Andrzej Wajda è il primo film sul massacro di 22.000 polacchi avvenuto nella foresta di Katyn, che si trova in Ucraina, non lontano dalla frontiera russa. Il primo film sulla "bugia di Katyn".
    postato da: gabrilu alle ore 19:01 | link | commenti (11)
    categorie: cinema, arte e spettacolo, attualita e storia