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Il Gattopardo, Tomasi di Lampedusa racconta che ogni anno, da generazioni, quando arrivava la bella stagione i principi di Salina si trasferivano da Palermo nel loro palazzo di Donnafugata.
In occasione del loro arrivo si riapriva la casa, e una cena solenne veniva offerta per accogliere gli amici di sempre e ribadire il potere immutato del principe.

"Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell'interno, un pranzo che si iniziasse con un "potage", e infrangeva tanto più facilmente le regole dell'alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perchè un residuo timore non palpitasse in loro all'inizio di ognuno di questi pranzi solenni.
Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d'argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perchè se l'aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito.
Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose.
Buone creanze a parte, però, l'aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione. L'oro brunito dell'involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall'interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l'estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio."
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo)
In Sicilia esistono varie versioni del timballo di maccheroni (detto anche
"Gattò a' francisi", dal francese
"gateau").
La cucina siciliana dell'aristocrazia ha molti piatti provenienti dalla tradizione culinaria francese. Viene chiamata
"la cucina del Monsù", storpiatura del vocabolo francese
Monsieur. In questo caso per "Monsù" si intendeva il Cuoco, lo
Chef.
Questa ricetta del timballo è dell' Ottocento, e la scelgo perchè credo sia quella che si avvicina di più al "torreggiante timballo", al "babelico pasticcio" offerto dal principe di Salina ai suoi ospiti di Donnafugata.
TIMBALLO DI MACCHERONI detto anche GATTO' A' FRANCISI
Ingredienti per 6 persone
400 ml sugo di carne, va bene l'estratto
1/2 pollo, lessato
100 g funghi
100 g fegatini di pollo
200 g prosciutto cotto, tagliato a striscioline
100 g di salsiccia
120 g pisellini mignon, lessati al dente
burro
500 g maccheroni
parmigiano grattugiato
3 uova sode a fette
sale e pepe
un tartufo nero
Per la pasta frolla
400 g di farina
200 g di zucchero
200 g di burro, a temperatura ambiente
sale e cannella un pizzico
4 tuorli d'uovo
Per la crema pasticcera
3 cucchiai di zucchero
3 tuorli d'uovo
2 cucchiai di farina
sale e cannella, un pizzico
1/2 litro di latte
Per prima cosa preparate
la pasta frolla impastando velocemente con le mani tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e lasciatela riposare un' ora coperta con un panno in frigorifero.
Procedete poi a preparare
la crema pasticcera che coprirete con la pellicola trasparente fino al momento dell'uso.
Preparate poi delle polpettine, grandi come nocciole, con 200 g di carne tritata di pollo lesso mescolata a 1 uovo, 100 g di prosciutto cotto, 2 cucchiai di parmigiano, prezzemolo tritato e un pizzico di sale. Friggetele in abbondante olio e tenetele da parte. Fate insaporire in un po'di burro il pollo ed il prosciutto rimasti, tagliati a striscioline; aggiungete i fegatini, le salsicce, i funghi, le polpettine, i pisellini e cuoceteli per qualche minuto.
Trasferiteli poi in una casseruola con qualche cucchiaiata di succo di carne e fate cuocere ancora per qualche minuto in modo che i sapori si mescolino bene.
Lessate nel frattempo i maccheroni molto al dente, scolateli e conditeli con il sugo di carne, il burro, abbondante parmigiano e fateli raffreddare.
Imburrate una tortiera ad anello di 30 cm di diametro e ricoprite il fondo ed i bordi con un terzo della pasta frolla che avrete steso sottile, circa 1/2 cm. E' importante che la pasta sporga un po'dai bordi in modo che con facilità possiate chiudere il timballo con l'altro disco di pasta.
Disponeteci sopra metà dei maccheroni, distribuiteci sopra la finanziera di carne, le uova, spolverizzate con il parmigiano e il tartufo nero a lamelle, infine coprite con il resto dei maccheroni a cui darete una forma leggermente a cupola sulla quale verserete la crema pasticcera che farete penetrare bene.
Ricoprite il timballo con la pasta frolla avanzata premendo bene i suoi bordi per farla aderire alla prima.
Spennellate la sua superficie con dell'uovo sbattuto e fate cuocere per circa 45 minuti nel forno a 180 gradi.
Prima di togliere l'anello, lasciatelo riposare per 5 minuti e servitelo subito.
Ho trovato molte foto del timballo di maccheroni, ma nessuna che mi soddisfacesse tanto da pubblicarla.
Perciò che si dia libero sfogo all'immaginazione, che quella sì, che non ci delude mai...
Le immagini sono tratte dal film
Il Gattopardo di
Luchino Visconti (1963)