La porta si spalancò bruscamente, e dalle grosse volute tonde e umide di vapore affiorò una voce sonora e spessa:
"In piedi! Attenti!"
I soliti ordini pronunciati come al solito, senza fretta, con tranquillità.
L' "attenti" era per l'amarezza, le sofferenze, la nostalgia, i cattivi pensieri... attenti a tenerli a bada....
[...] gli inquilini del bunker scorsero il cappotto grigio-azzurro del comandante di divisione, i suoi occhi miopi strizzati, la fede d'oro sulla mano bianca e vecchia che strofinava il monocolo con una pezzolina di camoscio.
E la voce che sul campo di Marte era abituata a raggiungere senza incrinarsi comandanti di reggimento e soldati semplici dell'ala sinistra del fronte disse:
"Riposo. Buongiorno".
I soldati risposero alla rinfusa.
Il generale sedette su una cassa di legno e la luce gialla della stufa scivolò sulla Croce di ferro nera del suo petto.
"Sono qui per farvi gli auguri: buona vigilia di Natale" disse il vecchio.
I soldati che lo accompagnavano avvicinarono una cassa alla stufa, sollevarono il coperchio con le baionette e cominciarono a tirar fuori piccoli alberelli di Natale alti un palmo e avvolti nel cellophane. Su ogni alberello c'era un un filo dorato, qualche pallina e qualche caramella.
Il generale osservò i soldati che toglievano la plastica, chiamò il tenente, gli bisbigliò qualche cosa e Bach disse ad alta voce:
"Il generale mi ordina di dirvi che questo regalo della madrepatria vi è stato recapitato da un pilota colpito nei cieli di Stalingrado. E' riuscito ad atterrare all'aeroporto di Pitomnik, ma l'hanno estratto cadavere dalla cabina".
I soldati tenevano i minuscoli alberelli nell'incavo della mano. L'aria calda del bunker li aveva riscaldati e coperti di piccole gocce di rugiada, e il profumo della resina invase il sotterraneo scacciandone l'odore di obitorio e di fucina, l'odore della prima linea.
Sensibile, Bach percepiva tutta la malinconia e la bellezza di quegli attimi.
Uomini che sprezzavano la forza dell'artiglieria pesante russa, uomini crudeli e rozzi stremati dalla fame, dalle pulci e dalla mancanza di munizioni avevano capito tutti, di punto in bianco, di non avere bisogno di bende, pane o tritolo, ma di quei rami d'abete avvolti in inutili ghirlande e con appeso un pugno di caramelle da orfanelli".
(Vasilij Grossman, Vita e Destino)
Le immagini le ho prese dal film
Stalingrad di
Joseph Vilsmaier (1993)
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