Stieg LARSSON, Uomini che odiano le donne,tit. orig. Män hatar kvinnor, traduz. Carmen Giorgetti Cima, p.676, Marsilio, Collana Farfalle/Narrativa, ISBN 9788831793322
Tranquilli, non racconto nulla della trama. Perchè questo è un libro in cui di misteri da risolvere non ce n'è solo uno ma due, e perciò sull'intreccio mi guardo bene dal rivelare alcunchè.
Di
Stieg Larsson, giornalista e scrittore svedese recentemente scomparso e della sua
Millennium Trilogy di cui
Uomini che odiano le donne è il primo volume si parla dappertutto e credo tutti conoscano ormai l'autore e i suoi libri. Per chi ancora non ne sapesse nulla, rimando a
Wikipedia ed alle
note di copertina del volume Marsilio.
I libri di Larsson hanno avuto in breve tempo un successo enorme, questo è vero. Però io mi infastidisco sempre quando mi trovo davanti la bandella che strilla
"Il libro più venduto in Europa. 130.000 copie in Italia" e in copertina la classica e famigerata frase
"Un caso editoriale. Un libro che vi terrà svegli fino all'alba". Di solito, basta già una cosa del genere a farmi passare la voglia di acquistare e leggere un nuovo romanzo. Questa volta però mi sono detta "e vabbè, proviamo". Perchè?
Forse perchè incuriosita e attratta dalle note biografiche sull'autore? Perchè avevo voglia di leggere un romanzo coinvolgente? Il titolo ahimè sin troppo intrigante? Perchè avevo bisogno di qualcosa che mi tenesse lontana dal rituffarmi immediatamente in Nabokov (di cui ho tre Adelphi che mi guardano seduttivi dal tavolino accanto al mio divano)? Chissà. Forse tutte queste cose insieme. Insomma il mio naso mi ha suggerito di comprarlo e non me ne sono pentita. Letto in tre giorni e con gran soddisfazione.
E' un ottimo giallo, avvincente, con qualche ridondanza qua e là, è vero, ma ridondanze che nel complesso non mi hanno disturbata più di tanto. Forse qualche bella sforbiciata avrebbe giovato, ma tutto sommato nulla di grave. Alcuni hanno lamentato che nelle prime duecento pagine "non succede praticamente niente" e che il libro decolla solo verso metà. Non so. A me non ha fatto quest'effetto. Forse perchè sono abituata ai ritmi lenti, in narrativa, e non ho la frenesia di "arrivare subito al sodo". Nemmeno quando si tratta di gialli.
La storia è costruita bene, la saga della numerosissima e a dir poco problematicissima famiglia Vangen si regge anche se Larsson s'è lasciato forse prender troppo la mano. Vabbè "parenti serpenti" e famiglia=nido di vipere, ma qui si esagera un pochettino, a mio parere. Ma la lettura scorreva bene, e siccome quando ho cominciato a leggerlo non pensavo certo che sarebbe stato questo il libro che mi avrebbe cambiato la vita le mie aspettative di qualche ora di piacevole ed avvincente lettura non sono state deluse e mi ritengo soddisfatta al punto che ho già in programma di acquistare e leggere il secondo volume della trilogia. Senza fretta, però.
Come giallo, dicevo, è molto buono, ma tutto sommato ne ho letti parecchi altri di questo livello. Forse anche migliori. In realtà, quello che mi ha catturata, di questo libro (e la ragione principale per cui ho intenzione di proseguire nella lettura della
Trilogia) è stato un personaggio femminile. Si chiama
Lisbeth Salander ed è un personaggio che per me è valso da solo i soldi e il tempo spesi.
Lisbeth Salander è una
freak, squatter-hacker geniale ma dalla personalità disturbata. Si accenna di sfuggita alla
"sindrome di Asperger" di cui io francamente ignoravo tutto, tant'è che per capirci qualcosa ho dovuto farmi un giretto su Google.
Ecco come Larsson ci presenta Lisbeth la prima volta, attraverso gli occhi di un suo datore di lavoro:
"...una ragazza pallida, di una magrezza da anoressica, con i capelli cortissimi e il piercing a naso e sopracciglia. Sul collo aveva tatuata una vespa lunga due centimetri e intorno al bicipite del braccio sinistro una serpentina [...] un grande tatuaggio raffigurante un drago sulla schiena [...] capelli rossi, ma li tingeva di un nero corvino. Sembrava sempre che si fosse appena svegliata dopo un'orgia durata una settimana in compagnia di un gruppo hard rock [...] aveva ventiquattro anni ma pareva un'adolescente"
Lisbeth è alta non più di un metro e cinquanta, pesa poco più di quaranta chili, sembra uno spaventapasseri punk: tatuata, sociopatica, irascibile, arrabbiata, apparentemente ritardata, con un passato davvero difficile e un presente che non promette niente di buono. Tutto indica in lei la vittima ideale: una donna socialmente vulnerabile, una facile preda.
In realtà scopriamo subito che questa venticinquenne che sembra una quattordicenne anoressica (ma che anoressica non è affatto) ha un'intelligenza formidabile, una memoria fotografica micidiale, è la migliore hacker della Svezia e una delle migliori al mondo, una che reagisce combattendo con tutte le armi a sua disposizione contro chi commette dei soprusi su di lei o su altre donne.
Perchè Lisbeth odia gli uomini che odiano le donne. Su questo fronte non è disponibile a compromessi o mediazioni, non ammette attenuanti di alcun tipo, perché secondo lei
"Non esistono innocenti, esistono solo gradi diversi di responsabilità" e
"tutti hanno la possibilità di scegliere, e nessuno può scaricarsi di dosso le proprie responsabilità".
Stieg Larsson ha dato vita ad uno dei personaggi femminili più interessanti che mi è capitato di incontrare negli ultimi tempi nella letteratura contemporanea . Si, lo so, non posso considerarmi un'esperta di questo filone, ma insomma qualcosa di moderno ho letto pure io, eh. Una donna che combatte, non perdona, non dimentica, e non chiude gli occhi. Si, certo, spesso Lisbeth (che si rifiuta -- ed ha i suoi bravi motivi -- di rivolgersi a qualunque forma di Autorità costituita per raddrizzare torti e che la giustizia preferisce farsela da sola) ha spesso metodi che definire poco ortodossi sarebbe un eufemismo ma che vi devo dire? Nel gioco delle identificazioni-proiezioni che la lettura di ogni romanzo inevitabilmente fa scattare, io mi sono ritrovata quasi sempre a parteggiare per lei.
In confronto a Lisbeth, lo stesso
protagonista maschile, il giornalista
Mikael Blonkvist ed altre figure femminili del romanzo risultano inevitabilmente piuttosto sbiadite.
Ho
letto in rete che in Svezia sono già cominciate le riprese del film tratto da questo romanzo. Interpreti
Noomi Norén (Lisbeth Salander) e Michael Nyqvist (Mikael Blonkvist)
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