Vincitrice del
Premio Campiello 2008 è risultata
Benedetta Cibrario con il romanzo
Rossovermiglio. Chi volesse saperne di più può andare
>> qui.
Poichè
ho fatto parte dei 300 lettori della cosiddetta "giuria popolare" vorrei parlare brevemente di questa mia esperienza.
La proposta di far parte dei 300 giurati "popolari" del Premio Campiello 2008 mi era arrivata nel marzo scorso.
La proposta mi aveva sorpresa ma anche fatto piacere e l'ho accettata soprattutto perchè venuta fuori da qualcuno che non conosco personalmente ma che, avendo seguito questo blog nel tempo, aveva apprezzato i miei post sui libri che leggo.
Per chi non sa come funziona questo premio riassumo gli
elementi essenziali del Regolamento.
E' prevista una doppia giuria: una
Giuria Tecnica che formula una rosa di cinque romanzi finalisti che poi vengono dati in in lettura a 300 "lettori comuni" sparsi in tutto il BelPaese (la cosiddetta
"Giuria popolare") che poi votano per il loro preferito. Il romanzo tra i cinque che ottiene più voti è il vincitore assoluto. I "giurati popolari" devono mantenere il segreto sino alla data della proclamazione pubblica del vincitore (in questo caso il 30 agosto u.s.) e non possono far parte della giuria per più di una volta.
Da brava "giurata popolare" ho dunque letto coscienziosamente tutti e cinque i romanzi ed ho mantenuto il segreto. Ma adesso il vincolo non esiste più e sono libera di dire la mia su questi cinque libri.
Che delusione, e che fatica!
Già la decisione della Giuria Tecnica di inserire nella rosa dei finalisti quattro donne (in quanto donne) e che tante polemiche aveva suscitato (sacrosante, direi io) mi aveva molto infastidita. Cose del genere secondo me non aiutano le autrici donne ma in qualche modo le delegittimano già in partenza. Ma lasciamo perdere.
Il fatto è che ho trovato il livello dei romanzi davvero molto basso. Romanzi noiosi, banali, scritti in modo sciatto. Ho fatto una fatica maledetta a tener fede al mio impegno di leggerli tutti per intero. Due o tre li avrei scaraventati volentieri dalla finestra già prima di essere arrivata a metà...Se avessi sborsato quattrini per acquistarli lo avrei sicuramente fatto. Senza alcun rimpianto o sensi di colpa. Ma i libri mi sono stati inviati gratuitamente, avevo accettato (nel mio piccolo) di assolvere un mandato e dunque ho fatto il mio dovere e mi sono sciroppata tutto per benino dalla prima all'ultima riga.
Sebbene contraria alla scelta della Giuria Tecnica di mettere "a forza" tra i finalisti quattro donne, beh, una volta che le cose stavano così, sarei stata ben lieta di poter votare per una donna. Arrivo a confessare che avevo deciso che se per mio personale giudizio avessi trovato ***a pari merito*** il romanzo di una donna e quello dell'unico uomo (Paolo Di Stefano) avrei commesso un piccolo peccatuccio ed avrei votato per la donna. Non perchè abbia nulla contro Paolo Di Stefano, che conosco solo per la rubrica che tiene sul Corriere della Sera, che mi sembra persona gentile ed educata e che oltretutto è siciliano, ma proprio perchè mi sarebbe piaciuto poter votare una donna e che vincesse una donna.
Ma ho trovato i libri di queste quattro signore finaliste pressocchè indifendibili. Per chi non conoscesse o non ricordasse autrici/autore e titoli li riassumo elencandoli in ordine di --- diciamo--- qualità a mio giudizio decrescente.
Eliana Bouchard - Louise. Canzone senza parole
La ricostruzione storica è fatta con molta cura. Non è certo un libro improvvisato e si percepisce che dietro c'è molto lavoro. Però questo purtroppo non basta nè per fare un buon romanzo storico nè per una buona biografia più o meno romanzata capace di catturare l'interesse del lettore dall'inizio alla fine. L'ho trovato pedante e fin troppo studiato. Un vero peccato. Avevo molte aspettative, su questo libro. Rispetto il serio lavoro di documentazione che comunque l'autrice dimostra di aver fatto. Però mi dispiace ma non ci siamo.
Che si (ri)legga tutti i libri di Benedetta Craveri, chè la Craveri lo sa, come metter anche l'anima e non solo l'erudizione, nelle biografie e nei ritratti di figure storiche femminili che scrive.
Cinzia Tani - Sole ed ombra
Mi ha dato l'impressione di un prodotto confezionato a tavolino con occhio attento al marketing.
Ambientato durante la guerra civile spagnola mi è sembrato -- con tutto il rispetto -- una risciacquatura dei romanzi di Isabel Allende ma a un livello che definire Harmony è già un complimento. Mi trovo completamente d'accordo con chi, su Anobii, l'ha definito "la fiera delle banalità" e sono ben contenta di non riconoscermi nel modello di "lettore ideale" per il quale questo romanzo è stato evidentemente pensato e scritto.
Benedetta Cibrario - Rossovermiglio
E' un'opera prima, speravo in un po' di freschezza e di originalità. Ma quando mai. Ha un bellissimo avvio di tre pagine che mi aveva fatto gongolare, ma poi anche questo si perde nella banalità, nella prevedibilità, nella mancanza assoluta di originalità. Duecento pagine per terminare le quali ho arrancato.
Ha vinto il Campiello. Complimenti vivissimi. C'è persino chi lo ha definito "il nuovo Via col vento". Ce ne vuole di coraggio, eh, per scrivere scempiaggini del genere.
Chiara Gamberale - La zona cieca
Ecco, questo mi ha fatto letteralmente infuriare.
Come diceva Totò "Ogni limite ha la sua pazienza".
Io la mia pazienza con questo libro l'ho esaurita presto, prestissimo, anzi quasi subito. L'ho trovato di una mediocrità imbarazzante.
E poi... ma possibile che nessuno si sia accorto che è il pessimo remake di Il riposo del guerriero, il famosisimo romanzo del 1958 di Christiane Rochefort da cui fu tratto l'omonimo film di Vadim? Bah.
La prima metà del libro è precisa uguale al libro della Rochefort (che comunque era di ben altro livello di scrittura e che aveva un senso nel contesto storico degli anni '50). Non basta, per creare la differenza e dare un tocco di modernità, utilizzare un paio di furbate tipo tutta l' assurda storia che nella seconda parte si sviluppa attraverso Internet e posta elettronica con l'entrata in scena di un fantomatico sciamano le cui e-mail finirebbero immediatamente etichettate come "spam" da qualunque server degno di questo nome e da qualunque utente di Internet con appena un po' di sale in zucca.
Stendo un velo pietoso sulla sciatteria e la fastidiosità dello stile.
Insomma per quanto mi riguarda alla fine
ho votato per il romanzo di
Paolo Di Stefano Nel cuore che ti cerca
Non è chissacchè nemmeno questo. Però almeno l'ho letto tutto di filato dall'inizio alla fine senza sforzo, è scritto bene, ha ritmo, è ben costruito.
Niente più e niente di meno che un buon "noir", intendiamoci. Di Stefano si è ispirato --- come ha dichiarato lui stesso -- alla vicenda di quella ragazza austriaca (Natasha non mi ricordo il cognome) che venne rapita e tenuta prigioniera per otto anni, ricordate? Originalità di "plot" quindi più o meno zero. Però se il "cosa" non è particolarmente nuovo, almeno il "come" lo rende un noir di dignitosissimo livello. Ho infilato il talloncino con il nome di Di Stefano nell'apposita busta ed ho spedito il tutto prima di prendere il volo per Berlino.
Sabato sera ho visto in TV la cerimonia della proclamazione del vincitore trasmessa da Venezia su RAI Uno. Non l'ho retta tutta, confesso. Era condotta da B.V. (il Vespone nazionale) in un trionfo di retorica, battutine e banalità insopportabili.
Me ne sono andata serenamente a nanna ed ho appreso il nome della vincitrice l'indomani mattina da Internet.
Ed ora mi si permetta
qualche considerazione di carattere generale.
Come ormai si sa, leggo pochissimo autori italiani viventi, perciò non ho grandi termini di paragone.
Però se questi cinque libri (di cui tre, ripeto, veramente di basso livello) rappresentano il meglio di quelli tra cui la Giuria Tecnica del Campiello poteva scegliere mi viene davvero lo scoramento e penso che siamo messi veramente male, per la narrativa italiana contemporanea.
Sembrerà paradossale, ma a questo punto preferirei credere che questi libri siano stati scelti pensando non alla qualità letteraria ma al marketing e ai giochi di potere delle grandi case editrici (che non a caso sono Mondadori, Rizzoli, Bompiani, Feltrinelli, Bollati Boringhieri). Si, preferirei credere questo.
Anche se però penso che questa gente deve avere una ben misera opinione dei lettori italiani, se ritengono che si possono dar loro in pasto simili romanzi.
Certo è che dopo la lettura di questi tanto strombazzati cinque "finalisti al Super Campiello" non solo non vedo l'ora di rituffarmi nei grandi classici antichi e moderni, ma posso assicurare che prima di prendere in mano un altro libro di un autore italiano vivente ce ne vorrà, eccome se ce ne vorrà.
Ultimissima considerazione: la fatica boia che ho fatto a leggere questi romanzetti mi ha convinto ulteriormente di una cosa: la fatica maggiore nel leggere un romanzo la si fa quando la qualità è scadente. Leggere Proust o Nabokov o Tolstoj o DeLillo o Joyce o Gadda e tanti altri non è certo una passeggiata. Si fatica. A volte il cervello fuma. Ma è una fatica "produttiva", che ti spalanca orizzonti, che viene ricompensata tutta e pure con gli interessi. Faticare per leggere robetta è invece una fatica improduttiva, sterile. E che perciò (mi) fa infuriare.
P.S. Se volete vedere le fotine in formato lenzuolo cliccate sulle immagini.