Il
15 agosto del 1998 mettevo in rete le prime pagine del mio
sito dedicato a Marcel Proust.
Il "mio Proust" oggi compie dunque dieci anni.
Mai, nemmeno nelle mie più spericolate fantasie, avrei osato immaginare che, come poi è avvenuto, negli anni il sito sarebbe diventato un punto di riferimento per appassionati di Proust e della sua opera che da tutto il mondo mi hanno scritto, incoraggiata, inviato suggerimenti e materiali di ogni genere, contribuito a correggere inesattezze, refusi.
Il visitatore frettoloso -- sul web la fretta è
di default-- non può capire quanto lavoro ci sia dietro quelle pagine apparentemente semplici.
E' giusto che sia così.
Il visitatore fa il mestiere suo di visitatore e non ha il dovere di capire un bel niente: lui fa il visitatore. Se una cosa gli piace bene, se non gli piace se ne va da un'altra parte. E' un suo sacrosanto diritto.
Lavoro di consultazione, di ricerca di fonti iconografiche, di documentazione di ogni genere.
Ma anche
lavoro "tecnologico".
Da autodidatta -- io non sono un'informatica -- ho dovuto imparare bene il codice HTML nel suo
work in progress, a maneggiar Photoshop e relativi aggiornamenti, chè in questo mondo dei software non hai finito di imparare una cosa che se ne presenta subito un'altra. A destreggiarmi con gli script Java (e poi a mollarli, perchè appena imparati non servivano già più: nel frattempo erano arrivate altre diavolerie), prendere confidenza con i CSS e con i vari formati dei file audio e altri "ferri del mestiere" di cui prima sapevo poco o nulla.
Tutto questo cercando sempre di
tener ben presente la rotta e fermo il timone sugli obiettivi che mi ero data: cercare di parlare in maniera semplice ma non semplicistica, seria ma non seriosa, piacevole ma non banale della mostruosa (nel senso proprio etimologico della parola
"monstrum") complessa materia che, con una notevole dose di incoscienza avevo avuto la temerarietà di affrontare.
Essere esatta ma non pedante, leggera ma non frivola. Non cader nel pettegolezzo e nel
gossip (con Proust questo pericolo è sempre in agguato).
Non scadere nel feticismo -- altro tremendo rischio, con Proust. Pochi al mondo riescono a non tuffarcisi. Di testa o di pancia.
Non scadere in quell'idolatria che Proust tanto detestava.
Ci sono riuscita? A volte penso di si, altre volte penso che avrei potuto fare di meglio, che questa o quell'altra cosa dovrei modificarla...
Per anni, il lavoro al sito ha impegnato tutto il mio scarso tempo libero. Quante notti, quante domeniche, quanti week end gli ho dedicato! Potrei scriverci sopra un libro.
In effetti, le persone che più assiduamente hanno seguito il mio lavoro più volte mi hanno detto:
"Perchè non ne fai un libro?" o anche
"Perchè non scrivi un articolo su questa esperienza, da pubblicare su una rivista cartacea?".
Ci ho sempre riso sopra.
Il "mio Proust" l'ho pensato sin dall'inizio per la Rete e da realizzare con il linguaggio della Rete il quale, checchè altri possano pensarne, sono profondamente convinta che sia completamente diverso da quello da utilizzare per un lavoro destinato alla pubblicazione su carta.
Ho sempre cercato --- per quanto è possibile farlo sul Web --- di
tutelare i contributi inviatimi da terzi ma
non ho mai messo vincoli di copyright sui miei testi e sulle mie elaborazioni.
So perfettamente che il sito viene abbondantemente "saccheggiato" soprattutto da studenti specialmente quando si avvicinano periodi di esame o di interrogazioni. Ma sono mica solo gli studenti, a saccheggiarlo.
Lo saccheggiano anche distinti accademici e accademiche al di sopra di ogni sospetto. Rubacchiano una citazione qui, un'immaginetta là. Non sanno che queste cose, chi gestisce un sito, ha gli strumenti per accorgersene.
A me, comunque, va bene così e mi limito a ridacchiarci sopra.
Certo, gradisco molto quando chi prende mi scrive due righe per chiedermi il permesso o almeno per informarmi e devo dire che la maggior parte delle persone ha la correttezza di farlo. Ma mi va bene comunque. Se non avessi voluto esser saccheggiata o copiata, meglio avrei fatto a non metter nulla in Rete. E' una decisione e una scelta che ho fatto a monte e della quale ancora oggi non mi pento.
Non voglio farla troppo lunga, alcune cose però tengo a dirle.
Ogni anno pago una cifra per il dominio e per lo spazio web che utilizzo. Oltre questa spesa, ce ne sono altre. Giusto per limitarmi ad una sola voce: libri e riviste che nel tempo ho ritenuto di dovere acquistare per approfondire, per non dare informazioni errate, per non essere troppo generica. Non avendo accesso alle fonti primarie (manoscritti etc.) ed essendo costretta ad utilizzare libri e riviste regolarmente in commercio, sono tanti gli acquisti che ho dovuto fare. La sezione "Proust" occupa ormai quasi un'intera parete di scaffali, nel mio studio.
Però nonostante i costi e proprio perchè di questi costi sono consapevole sono molto soddisfatta di non esser mai stata tentata di accettare le proposte che di tanto in tanto mi sono state rivolte di inserire banner pubblicitari.
Ho sempre detto "Grazie, no". Anche quando si trattava di banner di tipo "culturale": portali di libri, case editrici, segnalazioni di librerie antiquarie.
Ho sempre tenuto alla mia assoluta autonomia, indipendenza e libertà. Quando ho segnalato un libro, una libreria on line, una pubblicazione, una rivista l'ho fatto sempre di mia iniziativa e seguendo i miei criteri di giudizio. Giusti o sbagliati che fossero.
Una grande, bellissima e gratificante sorpresa si sono rivelate per me le reazioni dei francesi.
I miei testi sono esclusivamente in italiano. Mi ero ovviamente posta il problema di fare il sito bilingue ma la RTP è talmente sterminata e complessa che ho dovuto rinunciare al francese.
Affrontare il sito in bilinguismo era impresa decisamente superiore alle mie forze.
Per questo motivo, ero convinta che i francesi mi avrebbero snobbata o che comunque il mio sito sarebbe passato inosservato. Non solo non è stato così, ma sono ancora oggi stupefatta per la quantità di mail, di gentilezze, di riconoscimenti che mi sono venuti proprio da parte di francesi.
Con molti dei quali si è poi sviluppato anche un rapporto personale, molti dei quali ho anche incontrato, mi hanno invitata ad iniziative su Proust, mi hanno invitata a casa loro. Non faccio nomi perchè non vorrei tralasciare di citarne qualcuno, ma se mi leggono sapranno bene che parlo di loro.
Nell' Hard Disk del mio computer c'è una cartella (che considero tanto preziosa da averne fatto più di una copia che tengo su altri supporti) in cui conservo tutte le mail che dal '98 ad oggi mi hanno inviato i visitatori del sito ed appassionati di Proust.
Mi ha sempre affascinata e commossa constatare come la passione per l'opera di Proust sia assolutamente trasversale rispetto a collocazione geografica, livello di scolarizzazione, età anagrafica, professioni e mestieri, sesso, appartenenza politica, razze e religioni.
Ho ricevuto lettere da professori universitari giapponesi, da parrucchieri romani, da ragazzi brasiliani, avvocati, pasticceri, medici, studenti, casalinghe, parlamentari di destra e di sinistra. Tassisti e ingegneri. Mi hanno scritto da Buenos Aires e da Tokyo, da sperduti paesini siciliani e dagli uffici della Comunità Europea.
Nella diversità di stile, di contenuti, di richieste, in tutte dico tutte le mail c'è però sempre un comune denominatore. Tutti scrivono infatti:
"... perchè Proust è come se parlasse di me. Proprio a me. Dice le cose che ho sempre pensato ma che non sono mai riuscito/a a formulare. Mi ha fatto conoscere me stesso/a".
La foto di Proust dedicata a Céleste Albaret. E' la mia preferita.
Il 90% dei miei interlocutori lo chiama "Marcel".
Proust è forse l'unico Grande Autore che i suoi lettori chiamano subito per nome.
Sul sito c'è una pagina che ho voluto dedicare a tutti coloro che in mille modi hanno contribuito a rendere il sito più ricco, interessante, piacevole. L'elenco di queste persone si trova >>qui. Molti dei loro contributi li trovate invece >>qui. Mi farebbe davvero piacere se andaste a dare un'occhiata a quelle pagine. Se lo meritano.
Non aggiorno il sito dal settembre del 2007. Quasi un anno.
Penso che riprenderò a lavorarci a settembre sicuramente per degli aggiustamenti: correzioni formali, una rinfrescata alle pagine. Cose di ordinaria manutenzione, insomma.
Ma sono
molto indecisa sul suo futuro.
Perchè? Certo non perchè io mi sia stufata di Proust, tutt'altro.
Potrei dire che sono stata "distratta" dal blog. Questo è sicuramente vero, ma non è il nodo della questione. I motivi veri della mia indecisione sono altri.
Proust mi fa paura.
L'esperienza di tanti anni mi ha insegnato che quando (ri)comincio a lavorare con Proust vengo immediatamente fagocitata. Proust è totalizzante, è un amante possessivo e geloso, non ammette distrazioni, pretende ci si occupi solo di lui e a tempo pieno. Non lascia spazio a nient'altro. E' un Maelstrom.
Stare con Proust è meraviglioso, ma si rischia di fare la fine di Albertine.
E' stato anche per sottrarmi all'abbraccio di Proust che qualche anno fa ho deciso di aprire questo blog, ed è questo il motivo principale per cui ripeto anche ossessivamente che questo blog non ha e non vuole avere un progetto, che in questo blog voglio mettere solo quello che di volta in volta mi va di mettere, seguendo l'estro del momento e l'umore della giornata.
I miei Happy Few tutto questo lo sanno, l'hanno capito.
Perchè io, un progetto sul web ce l'ho già: è il sito di Proust ed è talmente impegnativo che l'idea di riprenderlo in mano da una parte mi attira in modo pazzesco, ne sento il richiamo, la mancanza e la nostalgia. Dall'altro, come dicevo, mi fa paura. Dieci anni fa mi sono gettata nell'impresa in modo assolutamente sconsiderato e incosciente. Ora ho la consapevolezza piena di quello che significa lavorare su Proust.
C'è ancora un altro motivo che determina la mia indecisione sul "che fare". Lavorare ad un sito che abbia Proust e la sua opera come oggetto significa avere la consapevolezza che si tratta di un lavoro infinito.
Per la struttura stessa che ho privilegiato (quella ipertestuale) in questo lavoro non c'è e non potrà mai esserci un momento in cui poter mettere la parola "fine".
Il momento della fine non potrà che arrivare sempre e comunque in modo assolutamente brusco ed arbitrario. Il sito non sarà mai "finito". Potrà sempre e soltanto risultare circolare ed incompiuto.
Questa idea, tutto sommato, non mi dispiace affatto.
Mi piace pensare che non sarebbe spiaciuta nemmeno a Proust. Pardon... volevo dire a Marcel.