Wilkie COLLINS, La pietra di luna (tit. orig. The Moonstone), traduz. P. Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman , p. 533, Garzanti, Collana I grandi libri, ISBN-13: 9788811368656
De
La pietra di luna avevo un piacevole ma molto vago ricordo legato ad uno sceneggiato realizzato dalla Rai negli anni Settanta, ma non avevo mai letto il libro dal quale era stato tratto. Quando però in agosto mi sono entusiasmata per
La donna in bianco ho deciso finalmente di leggerlo e non essendo riuscita a trovarlo nelle librerie della mia città ho dovuto ordinarlo ed acquistarlo on line. Me lo sono poi gustato nei giorni tra Natale e Capodanno.
La pietra di luna -- da molti giudicato il capolavoro di Collins -- è considerato in assoluto non solo un libro che segnò una svolta storica nel genere classico della letteratura poliziesca, ma addirittura uno dei testi di riferimento dell'intera letteratura gialla di tutti i tempi.
Tomas S. Eliot ne era entusiasta; tanto da dichiarare che
"tutto quello che c'è di buono e di efficace nella narrativa poliziesca moderna lo si può già trovare nella Pietra di luna. Gli autori più recenti hanno introdotto l'uso delle impronte digitali e di bagatelle dello stesso genere, ma in sostanza non hanno realizzato alcun progresso rispetto alla personalità o ai metodi del sergente Cuff"
Trattandosi di un libro centrato su un mistero e sulle indagini per chiarirlo, è difficile parlare della trama senza rischiare di togliere, a chi non l'avesse ancora letto, il gusto delle mille sorprese e dei continui colpi di scena. Posso solo dire che tutto ruota attorno alla sparizione della Pietra di Luna, un preziosissimo ed enorme diamante indiano ed alle mille intricatissime vicende che da questa sparizione derivano.
Come già
La donna in bianco nel 1859-60, anche
La pietra di luna, del 1868, nasce come un
feuilleton: venne infatti pubblicato prima a puntate su
The Year Round e poi in tre volumi ottenendo uno strepitoso successo.
"Make'em laugh, make'em cry, make'em wait", cioè
"falli ridere, falli piangere, falli attendere" era il motto di Wilkie Collins, la sua formula magica per tenere sempre viva l'attenzione dei lettori puntata dopo puntata. Ed infatti, Collins si rivela un maestro nell'orchestrazione dei tempi dell'attesa e della dilatazione degli eventi, nel complicare la vicenda principale con decine di garbugli secondari, nel riuscire a dipanare poi la matassa di misteri ingarbugliata a volte ai limiti dell'inverosimile. Come scrive giustamente Roberto Barbolini nell'introduzione a questa edizione Garzanti, ne
La pietra di luna questa pratica (già molto presente ne
La donna in bianco) è portata al parossismo. Più volte durante la lettura ci si chiede come farà mai l'autore a dare un senso ai mille fatti apparentemente incomprensibili che succedono. Ci si sente persi, a volte si fa persino fatica a ricordare tutti i collegamenti. Eppure --- miracolo! -- Collins nell'ultima parte del libro riesce a dare una spiegazione plausibile di tutto, tutti i tasselli del puzzle vanno al loro posto non solo, ma ci si rende pure conto che quasi tutti gli elementi per risolvere il mistero ci erano già stati belli e forniti, addirittura spiattellati dalle prime pagine ma noi non eravamo stati capaci di coglierli.
Anche ne
La pietra di luna manca il protagonista e non c'è l'autore onniscente: il racconto degli eventi è affidato ad una staffetta di personaggi che di volta in volta raccontano con svariate modalità (lettere, memoriali, testimonianze processuali) e dal loro punto di vista ciò che hanno visto e udito. Una tecnica che punta molto sulla interpretazione soggettiva dei vari narratori e sulla polifonia delle voci.
Ci sono pagine molto spassose, ne
La pietra di luna, perchè Collins si rivela anche un grande umorista nel tratteggiare alcune caratteristiche di certi personaggi: il maggiordomo Betteredge, per esempio, cui è affidata la narrazione degli eventi per ben duecento pagine circa è rappresentato con grande affetto ma anche con grande ironia perchè Collins lo utilizza per prendere di mira pregiudizi e stereotipi di un certo modo di pensare degli inglesi; oppure la signorina Clark, l' insopportabile zitella bigotta ed invadente. C'è dell'umorismo anche nel modo in cui Collins delinea alcune caratteristiche del sergente Cuff (e che fanno pensare a Barbolini come in Cuff possa in qualche modo celarsi non solo il parente stretto di Sherlock Holmes ma anche l'antenato di Nero Woolf). Nel romanzo quindi ci sono tutti gli ingredienti della ricetta di Collins: l'attesa, il mistero, il sorriso.

Da
La pietra di luna sono stati tratti
due film: il primo è del 1915, regia di Frank Hall Crane, l'altra del 1935, regia di Reginald Barker.
Gli adattamenti televisivi pare siano stati
più di uno. Io voglio ricordare qui
lo sceneggiato italiano in sei puntate trasmesso dalla Rai nel 1972.
L'adattamento era di
Carlo Fruttero e
Franco Lucentini, sceneggiatura e regia di
Anton Giulio Majano. Il cast era formato da Valeria Ciangottini, Aldo Reggiani, Bruno Alessandro, Giancarlo Zanetti, Maresa Gallo, Enrica Bonaccorti, Mario Feliciani, Andrea Checchi, Lida Ferro, Vittorio Stagni, Elsa Ghiberti
Lo voglio ricordare anche perchè non posso fare a meno di pensare con nostalgia ad una televisione in cui gli adattamenti dei grandi classici erano affidati a veri scrittori ed in cui gli attori erano veri professionisti e non a bellone e belloni che non hanno la minima idea di dove stia di casa il concetto di recitazione, come sempre più spesso avviene oggi.
Ma questa è un'altra storia.
Wilkie Collins (in ingl.) >>
Nel mio post su La donna in bianco ci sono altri link che riguardano Collins >>
Paolo Ferrucci nel suo blog si è soffermato ad analizzare alcuni aspetti de La pietra di luna specificamente legati alle tecniche della letteratura poliziesca. Un approfondimento interessante al quale rimando. Però attenzione: Paolo rivela parecchio, della trama del libro... >>
Un interessante articolo di Sabina Marchesi anche questo centrato sugli aspetti innovativi del romanzo di Collins nell'ambito della detection story >>